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INTERVIEW: PIETRO RUSSO
October 2016

Pietro Russo è tra le figure che possono raccontare una storia d’amore per la creatività, una passione per il design e gli interni maturata negli anni dopo gli studi dedicati alla pittura e alla scenografia. Pietro Russo approda nel mondo del design con una visione ben chiara della progettazione, indirizzata al recupero delle lavorazioni tradizionali, spaziando dagli interni al prodotto e producendo vere icone, come la libreria Romboidale.

Il suo percorso personale e lavorativo inizia a Firenze, passa per Berlino ed approda a Milano dove nel 2010 ha fonda il suo Studio.

INTERVIEW: PIETRO RUSSO

Firenze mi ha aperto al mondo dell’artigianato



E’ sempre interessante capire qual è il percorso fatto da un creativo. Durante la tua formazione hai studiato scenografia, ma in fondo la casa non è per natura la “scenografia” della vita domestica? Quanto sono importanti le storie dei personaggi che la abitano per riuscire a realizzare un progetto calibrato sulle esigenze di chi ci vive ogni giorno?

Le storie delle persone che abitano o abiteranno le loro nuove case sono fondamentali in questo processo di creazione e progettazione. Io instauro sempre una relazione con con i miei clienti, è importante che ci si tra di noi uno scambio culturale, la scenografia dell’ambiente domestico nasce anche dai questi dialoghi che spesso si hanno davanti ad un bicchiere di vino, o ad una cena, e che riguardano i loro gusti, i loro interessi e le loro passioni. Il ruolo dei clienti crea un compromesso, il designer diventa una sorta di demiurgo che interpreta i gusti o il cattivo gusto dei clienti per trasformalo nella scenografia finale. A volte è quasi una sorta di educazione al gusto reciproca, anche il cliente può essere ad educarmi in alcuni casi, si generano sempre degli scambi. Tutto quello che gira intorno alle loro passioni può diventare il lietmotiv della casa.

Nei progetti di product design ci sono chiari riferimenti alla matericità, all’importanza delle lavorazioni e alla professionalità degli artigiani. Quanto hanno influenzato i tuoi progetti le città dove hai vissuto e lavorato?

Le città in cui ho vissuto hanno sempre influenzato tantissimo il mio modo di fare design. Firenze è stata una delle città che mi ha aperto più di tutte al mondo dell’artigianato ma la tempo stesso i suoi artigiani non erano molto disponibili e con caratteri difficili, mentre Milano e i suoi artigiani sono molto più preparati allo scambio di conoscenze e sapere con i designer e ad andare in contro alle sue richieste.

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Dalla quotidianità al virtuale, Design e web. Ti aggiorni attraverso siti e social?

Mi aggiorno il minimo indispensabile, è utile e importante sapere cosa fanno gli altri e cosa succede nel mondo ma fino ad un certo punto però, perché è ancora più importante non farsi influenzare troppo dalle mode e dalle tendenze, preferisco dare spazio alle visioni personali e alla ricerca, come feci anni fa, dedicandomi alla biologia, intesa come rappresentazione grafica del mondo animale o vegetale, soprattutto incisioni fine 800 o come sto facendo in questo momento in cui mi sto indirizzando la mia ricerca sulle resine e gomme naturali che si possono trovare in natura.

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