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CHI SONO LUISA, GILDA E ANDREA?
11/2016
architecture
design
interiors
all
CHI SONO LUISA, GILDA E ANDREA?
11/2016
architecture
design
interiors
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Come si sceglie il nome per un nuovo brand, un’azienda, un magazine o una band musicale? Le teorie ci sono e sono tante, dalla casualità allo studio affidato a creativi specializzati in naming, ognuno sceglie la propria strada.

La storia è però del tutto diversa quando il nome va dato ad un progetto che poi, chiedete ad un designer/architetto, è come un figlio.

Tra i nomi più riusciti di sempre c’è un lungo elenco di nomi propri usati per un progetto, come la poltrona Luisa di Albini o Gilda di Mollino, si entra nel mondo del ricordo, quello di un nome associato ad un viso o di un nome che lascia immaginare il mondo che circonda ogni persona, con abitudini e passioni.

Luisa per me è una zia colta, Gilda è un’amica estroversa. Come posso dimenticare un prodotto che ha il loro stesso nome?

Storie di persone e non solo di oggetti

Lo stesso discorso vale per il progetto di una casa, la dimensione domestica in quanto tale deve essere accogliente, calda, fatta di storie di persone e non solo di oggetti.

Per capire un esempio pratico: Duearchitetti progettano la Casa di Andrea.

Trovo geniale il nome dello studio duearchitetti che, all’inizio del loro percorso, erano semplicemente due architetti e che per la casa di Andrea non abbiano scelto una sigla o dei concetti astratti: già dal nome ci hanno portati nella vita di chi quella casa la vive ogni giorno.

Il nome di un progetto deve essere facile da ricordare, empatico e meglio se corto ma il suggerimento è anche un altro: leggere Fantasia di Munari apre finestre creative infinite, applicabili ad un progetto o ad un nome, ed è il libro che ogni designer dovrebbe avere sul comodino.

Credits: Zanotta, Cassina, duearchitetti.

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