INTERIORS / lifestyle

BARR COPENHAGEN, DOPO IL NOMA E CON SNØETTA

Caldo e accogliente come se dietro ogni scelta fatta ci fosse un gesto semplice, dettato dalla logica. E invece il progetto per Barr, il nuovo locale che a Copenhagen ha preso il posto del rinomato Noma, è firmato da Snøhetta e questo potrebbe bastare per capire che qui, di casuale, non c’è nulla.

L’ambiente invita a sedersi a scegliere tra i piatti ispirati alla cultura dei paesi affacciati sul Mare del Nord senza pensare molto: l’informalità è la chiave di lettura scelta per questo luogo di culto della cucina internazionale che alle spalle ha una storia troppo importante per passare inosservata. Per chi conosce bene la storia che al 93 di Strandgate a Copenhagen ha preceduto Barr la curiosità non può che essere alle stelle e, dopo mesi di battenti chiusi, le porte dell’ex Noma si aprono di nuovo ma al suo interno troviamo un locale totalmente nuovo, pronto a scrollarsi di dosso l’etichetta del suo predecessore.

L’informalità formale di Barr

Barr è in ogni sua parte frutto di un lavoro certosino, lo studio Snøhetta ha infatti progettato gli interni impiegando materiali grezzi, colori dalla chiara influenza nordica e lavorando sull’alternanza tra vecchio e nuovo: il pavimento in rovere si contrappone alle pareti in pietra e le storiche travi in legno a soffitto trovano un’interpretazione contemporanea negli elementi lignei introdotti con il nuovo progetto come l’imponente bancone in legno scolpito.

«Pensiamo di aver creato una sensazione di informalità formale», ha detto Peter Girgis, architetto d’interni senior dello studio Snøhetta. «Insieme allo chef Thorsten Schmidt abbiamo creato nuovi componenti, inclusi mobili e armadi personalizzati, che migliorano l’identità e la filosofia di Barr, fornendo allo stesso tempo una connessione con lo spazio originale di Noma».

Snøhetta non si è limitato a progettare gli interni per Barr ma si è occupato di tutta l’immagine coordinata, dal logo alla scelta degli elementi presenti sulla tavola, arrivando a definire il font Barr Gräbenbach.

Photo Credit:Line Klein

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ARCHITECTURE / lifestyle

THE 12+1 ARCHITECTS YOU SHOULD FOLLOW ON INSTAGRAM

Abbiamo già parlato di alcuni dei negozi da seguire su instagram, questa volta la selezione parla attraverso la scelta di immagini con un linguaggio diverso, tutte evidentemente legate all’architettura. Non solo un social dove le azioni si limitano al follow/ defollow ma un mezzo per fare ricerca, navigare attraverso riferimenti visivi, scovare nuovi profili e far emergere il proprio.

Oggi i profili selezionati sono quelli degli architetti che usano instagram e lo fanno con consapevolezza: cambia lo stile, c’è chi sceglie di raccontare il proprio lavoro attraverso foto rubate in studio o in cantiere, chi pubblica solo immagini di progetti realizzati e chi lascia spazio anche ai volti.

I profili di architetti da seguire 



INSTAGRAM_ARTHURCASAS

instagram.com/arthurcasas/

INSTAGRAM_FAMILY

instagram.com/family_newyork/

INSTAGRAM_HERZOGDEMEURON

instagram.com/herzogdemeuron/

INSTAGRAM_JERSEYCECREAMCO
instagram.com/jerseycecreamco/

INSTAGRAM_KAPITOMULLER

instagram.com/kapitomullerinterior/

INSTAGRAM_MEIERinstagram.com/richardmeierpartners/

INSTAGRAM_MKOGAN

instagram.com/mkogan27/

INSTAGRAM_MVRDV

www.instagram.com/mvrdv/

INSTAGRAM_SHOPARCHITECTS

instagram.com/shoparchitects/

INSTAGRAM_SKIDMORE

instagram.com/skidmoreowingsmerrill/

INSTAGRAM_SNOHETTA

instagram.com/snohetta/

INSTAGRAM_STUDIOGANG

instagram.com/studiogang/

INSTAGRAM_STUDIOMODULO

instagram.com/studiomodulo/

ARCHITECTURE / TRAVEL

MUSEUMS 2015/16

Progettare un museo non è solo un’azione, un esercizio di stile o un risultato da raggiungere nella carriera di un architetto, è uno dei mezzi più efficaci per partecipare alla vita attiva di una città modificandola secondo i propri parametri.

Durante il 2015 ne abbiamo parlato attraverso esempi concreti, dall’ultima fatica di quello che viene definito “the Master of museum design” aka l’italianissimo Renzo Piano con all’attivo 25 progetti realizzati, allo studio Diller Scofidio + Refro che ha firmato il The Broad, il museo recentemente inaugurato a LA dedicato all’arte contemporanea.

Un ideale tour per scoprire questi nuovi gioielli d’architettura parte da New York con il Whitney Museum, passa da Los Angeles con il The Broad e si conclude a San Francisco dove nel maggio 2016 è prevista l’apertura del rinnovato ed ampliato SFMOMA.

WHITNEY MUSEUM, RENZO PIANO, NEW YORK

Comunicare con la città, questo il concept principale del Whitney Museum progettato da Renzo Piano a New York, un edificio che dialoga con il suo intorno, tra l’High Line e l’Hudson River le sue pareti di vetro fanno spaziare lo sguardo tra le strade e gli interni del museo. Una sfida progettuale che l’architetto italiano ha intrapreso come con passione consegnando alla città un’opera che è molto di più di un semplice edifici. Read More..

BROAD MUSEUM, DILLER SCOFIDIO + REFRO, LOS ANGELES

Il Broad Museum a Los Angeles, un progetto edito da Diller Scofidio + Renfro, uno spazio che ha dovuto subito confrontarsi con il vicino ed iconico Walt Disney Concert Hall di F.O. Gehry. Due dettagli progettuali che subito identificano la struttura sono gli angoli sollevati e la facciata a griglia che lavorando con la luce modifica lo spazio al suo interno.

Una scatola che avvolge un interno e trova la sua chiave di lettura nel modo in cui si rapporto con l’intorno gli angoli rialzati chiamano a se la strada e lo stacco compositivo con il Concert Hall regala la forza in più a questo progetto. Read More..

SFMOMA, SNOHETTA, SAN FRANCISCO

Il rinnovato SFMOMA, in collaborazione con lo Studio di Architettura Snøhetta, include ed amplia il museo esistente progettato nel 1995 da Mario Botta. Triplica lo spazio a disposizione delle collezioni e dei visitatori, migliora l’accoglienza e modifica il paesaggio urbano di San Francisco diventandone un nuovo simbolo.

credits: Iwan Baan, Henrik Kam, whitney.org.

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