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INTERVIEW: CRISTINA CELESTINO

E’ comunicativa, nel senso che Cristina Celestino trasmette l’essenza del progetto e del percorso che l’ha portata nel 2010 a fondare Attico, il suo marchio di design.

La sua non è solo una storia da raccontare ma tante storie: profonda conoscenza dei Maestri del design e collezionista, nata a Pordenone con tappe intermedie prima di arrivare a Milano, sensibile e carismatica, piace alla critica e alle aziende.

Il talento lo trasmette con ogni suo progetto senza però dimenticare il marketing, è italiana e le lezioni del passato le ha studiate fino ad interpretarle attraverso la propria sensibilità.

Tra gli ultimi progetti di Cristina Celestino: Ambrosiano inspirato alla borghesia milanese e in vendita allo Spazio Postaccio; la serie di tavoli Tripolino, con accostato il marmo ad elementi tipici della passamaneria; Secessione, con un committente d’eccezione come Fujifilm, affronta il dibattito sempre aperto del contrasto tra ornamento e funzionalità; Cristallino, in collaborazione con l’artista Paolo Polloniato e presentato in occasione dell’ultima Design Week milanese per MISIAD all’interno del distretto 5vie.

Non è una promessa, è una certezza che il design italiano si evolve, riconosce l’importanza della storia senza rinunciare all’innovazione.

1- Basi solide fondate su una conoscenza approfondita dei Maestri del design e dal 2010 con Attico una tua produzione di arredi. E’ difficile rispondere alle esigenze contemporanee, legate a stili di vita e richieste commerciali, senza tradire la cultura storica che ti appartiene?

Ritengo fondamentale per la buona progettazione partire da una solida ricerca culturale. Cerco sempre di documentarmi il più possibile, sia per quanto riguarda la storia del design, sia su materiali e tecniche che andranno a comporre lo scenario progettuale.

Amo interpretare, attraverso la mia personale chiave di lettura, questa cultura storica in forma contemporanea, fresca e possibilmente commerciale.

Studio le attitudini con cui si approccia un oggetto e attraverso piccole invenzioni e una visione femminile, che mi caratterizza, concretizzo.

2- Progettista ma anche collezionista. Come scegli i tuoi pezzi senza tempo? Qual è stato il primo a popolare la tua collezione?

Per prima cosa l’estetica del pezzo: deve essere un bell’oggetto. Poi mi lascio sedurre dalla storia e dalla paternità di molti prodotti: per un periodo cercavo i pezzi di Sergio Asti (dalle ceramiche per Gabbianelli alle lampade per Martinelli), poi il momento Joe Colombo con le ricerche dei suoi pezzi per Kartell (lampade e poltrone). Il mio primo pezzo è stata una lampada da terra della Kartell, di Luigi Bandini Buti. Poco tempo dopo ho incrociato lo stesso pezzo, abbastanza raro, e così ora possiedo 2 di queste lampade. Diciamo che il virus mi ha colpita in quel momento… era l’autunno del 2005.

3- Il tuo percorso inizia a Pordenone, passa da Venezia, Firenze e Roma, per approdare nel 2009 a Milano. Attraverso Simple Flair condividiamo spesso indirizzi disparati, dai negozi ai musei. Quali ci suggerisci nella città meneghina?

Amo Milano, è una città che mi ha dato grandi emozioni, e alla quale mi sento molto legata. Alcuni luoghi sono diventati per me intimi e  familiari. Fra i tanti vorrei suggerire la Rotonda della Besana, così piacevole e così stonata con il contesto in cui è inserita, offre anche un bar molto carino che si affaccia sul giardino interno. Un altro luogo che mi emoziona è  la casa studio di Luigi Caccia Dominioni, che ho avuto l’opportunità di visitare recentemente. La Fondazione Prada.

4- I tuoi prodotti piacciono alla critica, alla stampa e anche alle aziende che, come ad esempio Seletti, scelgono di inserirli nel proprio catalogo. Sembra finalmente di vedere un percorso che inizia dal progetto ma non tralascia il marketing, quanto è importante una buona comunicazione?

Alla base di ogni bella storia ci deve essere qualcosa da raccontare: un bel progetto. La comunicazione è importantissima se abbiamo tra le mani storie progettuali che meritano di essere raccontate. Cerco sempre di concentrarmi il più possibile sul progetto, anche se a volte capita che i tempi siano molto stretti. Solo quando sono pronta scelgo di uscire e comunicarlo. Molti dei progetti selezionati da aziende sono nati come autoproduzioni che mi ero impegnata a promuovere direttamente.

5- Dal design storico a quello contemporaneo, dall’artigianalità alla produzione industriale. Sembra tutto in continuo divenire, qual è il prossimo tassello da aggiungere al puzzle?

Diciamo che non sto seguendo un piano preciso, ma le cose mi stanno accadendo abbastanza in fretta e si stanno muovendo nella giusta direzione. Mi sta a cuore seguire la mia personale ricerca progettuale ed estetica. Sotto questo punto di vista perseguo la coerenza. Mi piacerebbe continuare la mia produzione con Attico e allo stesso tempo lavorare con le aziende.

www.designattico.com

credits portrait: Galliena Bohman / credits Cristallino: Mattia Balsamini

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INTERVIEW | Stefano Seletti

Una storia di famiglia diventata successo internazionale da scoprire attraverso le parole di Stefano Seletti, passando da collezioni come Estetico Quotidiano alla collaborazione con Toiletpaper.

Seletti ha la forza di entrare nelle case senza dover scrivere a caratteri cubitali la propria firma, ci riesce offrendo prodotti accessibili

1- Un’azienda che sembra riuscire a produrre solo oggetti destinati a diventare “must have” e forse è giusto spiegare una parte del percorso. quali sono le radici di questa storia di famiglia? 

L’azienda e’ stata fondata da mio padre nel 1964 e si basava sull’importazione, iniziata nel 1972, di prodotti “arts & craft” dalla Cina popolare. Sottopentola in paglia, cestini per il pane in bamboo, strofinacci per pavimento; il “must have” dell’epoca per intenderci. Avendo radici cosi’ profonde e popolari, e’ da sempre radicato nel nostro dna il fatto di fare il possibile per piacere ad un numero ampio di persone, un esercizio che cerchiamo di portare avanti nel migliore dei modi. Un po il contrario della “limited edition

2- Seletti ha la forza di entrare nelle case senza dover scrivere a caratteri cubitali la propria firma, ci riesce offrendo prodotti accessibili. “estetico quotidiano” sembra esserne la dimostrazione pratica: riproduce prodotti usa e getta (bottiglie di plastica, vassoi in cartone, contenitori in alluminio, etc) in porcellana, entra nelle case di tutti (anche con la raccolta punti dell’Esselunga) ed è talmente un’idea vincente da essere tra le più imitate.  Volendo usare le parole di munari “ quando il cambio di materia è legato alla creatività, produce sempre qualcosa che prima non c’era ma risolve dei problemi sotto tutti gli aspetti compreso quello estetico”.  Estetico quotidiano è il risultato di un’intuizione? Quanto ad oggi è importante per i prodotti Seletti il contributo di designer di fama internazionale?

Estetico quotidiano e’ stata un’intuizione e come tutte le intuizioni e’ difficilmente spiegabile. E’ stato un momento, una scintilla, un pensiero di una frazione di secondo che si e’ trascinato dietro una gamma di prodotti che oggi e’ tra le piu’ complete e diffuse per la tavola.

La collaborazione con designer di fama internazionale e’ tanto importante quanto lo sono quelle con giovani designer emergenti o sconosciuti. E’ ovvio che amo e cerco di coltivare rapporti con i piu’ famosi interpreti di questa disciplina anche perche’ la meritocrazia in questo campo e’ tutto. Il piu’ bravo e’ colui che pensa un prodotto che si vende piu’ degli altri, non ci sono spintarelle o favoritismi ma un confronto semi-diretto con il consumatore tramite l’azienda che, piu’ vende e piu’ riconosce royaltes. La soddisfazione di lavorare e far crescere un giovane designer poco conosciuto e’ comunque molto molto grande per me.

seletti_estetico_quotidiano

3- E’ tutto più trasversale: l’interesse per il design, l’architettura e l’arte. in molti casi perché le informazioni sono sempre più alla portata di tutti attraverso internet. Cosa ne pensi? Troppe fonti poco attendibili o un’opportunità? 

Un sacco di opportunita’ a cui guardare con molta attenzione. Oggi tutti sono artisti, designer, architetti, sul web e’ tutto apparentemente piu’ semplice ma si nuota in un mare sempre piu’ grande.

4- Durante la design week 2013 allo spazio Rossana Orlandi è stata presentata la prima collezione in collaborazione con Toiletpaper di Maurizio Cattelan, dopo un anno avete replicato e ora viene venduta anche al MoMa di New York. Dopo un prodotto in grado di conciliare un prezzo democratico e le immagini dallo humor dissacrante di Toiletpaper cosa ci possiamo aspettare dal prossimo progetto?

Seletti Wears Toiletpaper e’ (ovviamente dal mio punto di vista) una delle collezione piu’ attuali e contemporanee oggi sul mercato.  Come hai gia’ detto tu, il prezzo (elemento fondamentale che appartiene alle radici della nostra azienda), la storia, i marchi (seletti e tp) e la distribuzione ne hanno fatto un progetto di cui sono molto orgoglioso e che sta dando risultati eccellenti.

Anche il lavoro con Diesel e’ stato sorprendente. E’ bello scoprire che dietro questi giganti ci sono volti stupendi che condividono con te gusti, passione, sudore ed un bicchiere di vino. Cosa ci si possa aspettare non lo so nemmeno io, magari alla seconda bottiglia qualcosa mi viene in mente.

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 Seletti Wears Toiletpaper e’ (ovviamente dal mio punto di vista) una delle collezione piu’ attuali e contemporanee oggi sul mercato

5- Hai tradotto la storia della tua azienda con un linguaggio nuovo, senza mai tradire le radici, con coerenza e anche correndo dei rischi. Sembra che ogni passo corrisponda ad una collaborazione nata per caso o da un’idea venuta di getto. Ma è davvero sempre così? 

Lavoro con mio padre dall’eta’ di 18 anni (oggi ne ho 44) ed ho iniziato a viaggiare con lui in oriente fin da quando ne avevo 17.  Le mie origini sono queste ed in queste guardo e cerco ispirazione quotidianamente grazie anche all’aiuto di mia sorella con cui condivido la direzione aziendale.

Con Maurizio (Cattelan) e Pierpaolo (Ferrari) e’ prima nata un’amicizia che poi e’ sfociata (anni dopo) in una collaborazione e la stessa cosa e’ accaduta con Andrea Rosso che conosco da molto tempo ma con cui ho iniziato a collaborare da solo un anno.  Credo nel mio istinto anche se qualche volta, come penso sia normale, mi ha tradito ma da sempre, fin dai primi viaggi, mio padre ha avuto fiducia in quello che sceglievo e mi ha supportato in tante scelte. Forse, in tanti anni, anche l’istinto si e’ affinato.

Per la copertina Photo Credits Pierpaolo Ferrari

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