DESIGN / FASHION / TRAVEL

ESSENTIALS FOR A CALIFORNIA WEEKEND

Dopo l’ultimo viaggio tra Los Angeles e Palm Springs abbiamo ben chiari quali sono gli essenziali da portare in un viaggio di questo tipo:

occhiali da sole. Perché il sole della California deve essere affrontato nel modo giusto e noi abbiamo portato il nostro alleato preferito in quanto ad occhiali: super by retrosuperfuture. Dalla collezione attuale abbiamo scelto due modelli, il modello Eddie Classic Avana e Tuttolente. Eravamo pronti a tutto, al deserto e al pool deck dello standard, per il sole ma anche per mascherare le occhiaie.

vans sneakers. Non importa avere o meno una tavola da skate, quello che conta è avere almeno le scarpe da skater e noi che le usiamo anche per l’asfalto di Milano non potevamo non portarle a Venice Beach. Modello Old Skool, nere.

4 essenziali da non dimenticare

Mid-Century Modern Architecture Travel Guide. Trecentosettantaquattro pagine, ma in formato quasi tascabile, che raccolgono proprio le case per le quali abbiamo preso un volo diretto sulla west coast. Impossibile non metterlo in borsa ogni giorno per non rischiare di perdere nulla.

Macchina fotografica. L’occasione era troppo importante per non usare lo strumento giusto e scattare ogni dettaglio all’interno di gioielli dell’architettura come la VDL House di Richard Neutra. Abbiamo scattato qualcosa come 2000 foto con una Leica M8 e la bellezza di certi scatti racchiude l’essenza del viaggio.

Photo Credit: retrosuperfuture.com, vans, Phaidon, Leica.

ARCHITECTURE / photography / video

I MIGLIORI TED TALKS SULL’ARCHITETTURA

Ascoltare, chiedere, approfondire e soprattuto lasciarsi contagiare dalle parole di alcune delle menti più interessanti che abbiano mai preso parte ad un TED, questo è quello che raccontiamo oggi.

Il TED con le sue conferenze, da più di trent’anni, ha permesso ad alcuni luminari, in disparati settori tra cui l’architettura, di diffondere le proprie idee. Questa organizzazione no profit organizza conferenze durante le quali vengono condivise idee attraverso brevi e coinvolgenti talks di massimo 18 minuti. Inizialmente gli argomenti trattati erano strettamente connessi solo alla tecnologia e al design, mentre oggi approfondiscono praticamente ogni tipo di topic.

In trent’anni di TED talks hanno dato il loro contributo alcune delle figure più influenti del mondo dell’architettura, ne abbiamo selezionati quattro e come facciamo di solito abbiamo scelto di non parlare solo di progetto ma di fotografia, comunicazione, storytelling.

1 • “Perché gli edifici del futuro li creerete voi
di Marc Kushner, fondatore di Architizer.
Attraverso il suo Talk Marc Kushner ripercorre e approfondisce, riuscendo anche a divertire, gli ultimi trent’anni di architettura. Esamina il ruolo del pubblico, la presenza dei social media, i feedback che arrivano agli architetti prima che l’opera sia stata realizzata.

2• “Frank Gehry, giovane ribelle
di Frank Gehry, architetto.
Questo talk è del 1990, questo significa poter vedere un giovane Frank Gehry raccontare la sua attività all’inizio, il progetto per la sua casa a Santa Monica e l’American Center a Parigi. Personalità di spicco, una leggenda vivente dell’architettura, da ascoltare per capire da dove tutto è iniziato per arrivare ad essere il Frank O Gehry che viene studiato negli atenei  di tutto il mondo.

3• “Case ingegnose in posti insoliti
di Iwan Baan, fotografo
Un edificio di 45 piani nel centro di Caracas, Torre David, lasciato incompiuto e abbandonato.  Il fotografo Iwan Baan racconta però come da anni sia stato “spontaneamentepopolato dalle persone e mostra come la gente sia in grado di creare case ovunque, anche in posti insoliti.

4• “Perché le grandi case dovrebbero raccontare una storia
di Ole Scheeren, architetto.
Può l’architettura non essere sinonimo di isolamento e gerarchia come accade spesso nei grattacieli? L’architetto Ole Scheeren ci porta all’interno di cinque edifici progettati da lui per scoprire le storie integrate di cemento, vetro e persone.

Photo Credit: ted.com

ARCHITECTURE / INTERIORS / video

STUDIO SC

Il progetto per lo Studio SC fatto dallo StudioMK27 è quello che potremmo definire amore a prima vista. Un progetto che unisce i principi dell’architettura giapponese e brasiliana in uno spazio destinato ad uno studio fotografico specializzato in produzione di immagini di cibo.

Lo Studio SC è un bilanciamento di pieni e vuoti, di rigore e calore, con l’intento di riuscire a far incontrare esigenze funzionali e di concept.

Il progetto è il risultato di un concorso interno allo StudioMK27: il team di architetti è stato diviso in tre gruppi e ognuno ha prodotto un’ipotesi progettuale per lo Studio SC. Il risultato finale è stata una sintesi delle diverse ipotesi, in pratica un progetto nuovo diverso dalle idee iniziali ma con alcune caratteristiche di ognuna di esse.

Il progetto definitivo è costituito da una zona centrale lasciata quasi del tutto vuota, collegata al giardino esterno attraverso una grande apertura ed attraversato da una passerella in cemento sospesa dal soffitto che collega due volumi in legno. La prima delle due scatole in legno, quella più vicina al parcheggio, ospita la reception e una sala per la preparazione delle immagini; all’interno   del secondo volume il magazzino e la cucina tecnica per la preparazione del cibo da fotografare si affiancano ad un’ulteriore sala di lavorazione per le foto.

Spazi ampi e cenni storici che mettono in contatto culture progettuali differenti, dal Giappone al Brasile, sono alcuni degli elementi che fanno del progetto un esempio di architettura di pregio.

Textures and Ants_studiomk27 from studio mk27 on Vimeo.

Credits: Fernando Guerra

ARCHITECTURE / EXHIBITIONS / photography

JAPAN, ARCHIPELAGO OF THE HOUSE

Le case giapponesi sono spesso associate all’immagine eterea di edifici bianchi, scanditi da spazi ridotti e molto lineari ma il mercato delle case in Giappone è molto diverso da quello occidentale.

Interamente dedicata alle abitazioni in Giappone è la mostra curata da Vernique Hours, Fabien Mauduit, Manuel Tardits e Jérémie Souteyrat  all’interno del centro espositivo Looiersgracht 60 di Amsterdam con il titolo “Japan, Archipelago of the House”.

Fino al 10 luglio è possibile visitare la mostra ed esplorare il contesto pratico, sociale e culturale delle case giapponesi e rispondere alle domande che da sempre affascinano il resto del mondo: cosa sappiamo davvero di queste abitazioni? Come sono? Chi le abita?

La mostra si divide in tre sezioni:

1- “Yesterday’s houses” con abitazioni celebri realizzate dal 1933 al 1984, firmate da calibri dell’architettura come Tadao Ando e Toyo Ito;

2- “Tokyo houses”: un documentario fotografico curato da Jérémie Souteyrat con una galleria di ritratti di abitazioni;

3- “Today’s houses”:  venti case studio realizzate dal 1993 al 2003 da una serie di Studi di Architettura come Atelier Bow Wow w Mikan.

In totale settanta case per entrare nell’ambiente domestico di un popolo affascinante come quello giapponese, attraverso una mostra ispirata al mimimalismo tipico di questa architettura e con la scelta consapevole di selezionare solo progetti firmati da architetti Made in Japan.

Japan, Archipelago of the House | 23 June – 10 July 2016 | Looiersgracht 60, Amsterdam.japan-archipelago-of-the-house_5

Credits: Jérémie Souteyrat

FASHION / photography

OSMA HARVILAHTI X HAY&ISSEY MIYAKE: TRAVEL NOWHERE

Ancora una volta il trademark scandinavo si conferma una garanzia. Un fotografo finlandese, una produzione internazionale e piena di colore: un punto di vista nuovo e inaspettato sul mondo.

Nonostante i continui viaggi, la maggior parte nell’Africa più remota, Osma Harvilahti ama decontestualizzare le sue immagini.

Vi si ritrova un sapore intimo e senza spazio – vedi le lenzuola verdi appese da una molletta in posizione non casuale. Che stia catturando oggetti in still life, scattando una collezione moda o soltanto ampliando il portfolio personale, la sua firma è sempre un attento uso del colore all’interno di una composizione ariosa e accuratamente studiata.

Per chi non lo conoscesse, il fotografo/art director ha lavorato negli ultimi anni per Marimekko, Levi’s e L’Officiel, oltre a contribuire ormai regolarmente al magazine Apartamento – insomma uno che sa come trasformare uno shooting in qualcosa di altro, riuscendo nell’intento di elevare gli oggetti che scatta a sublimi quadri. Con la consapevolezza di chi saprebbe sempre rispondere all’imperativo del sociologo Pierre Bourdieu: “ogni fotografo dovrebbe leggere il proprio lavoro”.

Di recente ha viaggiato per la Grecia, scattando scorci dell’Egeo in tutti i suoi blu. Non aveva ricevuto una commissione per un servizio da National Geographic: la richiesta arrivava invece dal brand di design danese Hay.

Con un approccio del tutto inusuale, ha deciso di portare alcuni piccoli prodotti iconici in viaggio con sé, alla ricerca di location ispiranti, materiali e luci che fossero in grado di rifletterne il design e la natura.

Ha lasciato così che proprio la natura fosse preponderante, e la luce naturale è uno degli elementi chiave nella lettura della immagini. Un’atmosfera neutrale e malinconica (ma per nulla cupa) si manifesta con grande sensibilità, sulla colonna sonora del silenzio.

C’è un filo conduttore suggerito attraverso tutte le serie dell’artista, una narrazione magica ed emozionale che rappresenta la sua visione di un dato luogo:

“Gran parte del mio lavoro consiste in serie di foto che catturano momenti spontanei, combinati con elementi più controllati per costruire una storia o un particolare mood.”

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Anche in relazione con la moda, Harvilahti è la conferma che le più grandi ispirazioni vengono da circostanze nuove: curare lo scenario con occhio vergine è il suo modus operandi. Quando lavora su un editoriale, sembra sapere esattamente dall’inizio quale outift appartiene a ogni frame – la parte difficile sarà farlo risultare umilmente semplice.

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Nei suoi scatti per la campagna pubblicitaria Issey Miyake Men SS16, Harvilahti ha colto l’importanza del contrasto e dei dettagli e saputo farli funzionare assieme in composizioni pure e oneste, quasi documentarie.

La ricerca della perfezione ha compromesso negli ultimi anni la fotografia di moda: stiamo forse tornando ora verso qualcosa di più “naturale”, in cui tutti si possano identificare?

credits: Osma Harvilahti

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