FASHION / interviews / lifestyle

INTERVIEW: RAMONA TABITA

Ramona è nata in Sicilia, ha studiato a Roma e vive a Milano; stylist di professione dalla mentalità eclettica e professionale ha curato tutto lo styling per la collabo tra NikeLab e Stone Island. Una figura profondamente immersa nel settore moda che partendo dalla sue passioni tra foto, scrittura e creatività a tutto tondo ha definito uno stile ormai riconoscibile e ricercato dai principali player di settore.

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Nella mia sregolatezza ho trovato il mio equilibrio



Ecco la nostra chiacchierata con Ramona Tabita.

• Come nasce la passione per questo lavoro? Come hai creato un tuo stile definito? 

Non ci sono arrivata subito, sicuramente da adolescente quando mi chiedevano cosa avessi voluto fare da grande la mia risposta non era “la stylist”. Ai tempi in cui tutte le mie amiche compravano il Cioè ricordo che ero l’unica che prendeva Vogue Italia, ma non tanto per i vestiti, ma perchè ero affascinata da quel mondo parallelo rappresentato nelle foto. Sono sempre stata creativa in generale e ho sempre disegnato molto, ma non avrei mai pensato di lavorare nella moda, mi affascinava molto di piú il mondo dell’arte.
Durante i miei studi accademici mi sono avvicinata alla fotografia, le mie foto non erano editoriali ma lo sembravano. Mi piaceva costruire il set e curavo ogni dettaglio dell’abbigliamento dei soggetti da me ritratti, dopo poco ho smesso di fare foto e mi sono dedicata solo allo styling.
Per quanto riguarda il mio stile, non so se sia poi così definito, mi piace sempre sperimentare e cambiare rotta.

• Come si svolge un tuo lavoro tipico, ad esempio con il progetto di collabo tra Nike Lab e Stone Island 

Nel mio lavoro c’è sempre una parte di ricerca e preparazione e una di lavoro vero e proprio.
Per il progetto legato al lancio di Nike Lab x Stone Island, curavo oltre che lo styling il casting, a rendere il lavoro più arduo la richiesta di Nike di non volere utilizzare veri modelli bensì semplici ragazzi milanesi.
Dopo cinque giorni di casting sono arrivata a una rosa di 20 ragazzi e durante un meeting con entrambi i brand abbiamo deciso i 6 che avrebbero indossato la collabo, durante la stessa riunione ho mostrato la mia idea per lo styling. Una volta approvato tutto, attingendo dall’archivio Stone Island e Nike ho creato dei total look, ultimo step prima dell’evento il fitting generale con tutti i ragazzi.

• La tua formazione è trasversale, quanto conta essere poliedrici oggi?

Sempre più spesso i clienti hanno bisogno di consulenze che sfociano anche oltre il proprio campo. Aimè sono spesso set designer, casting director, assistente fotografa, grafico. Non so se però questo nuovo aspetto del mondo del lavoro sia proprio un bene.

• Il tuo rapporto con il lavoro indipendente e flessibile 

Credo che la mia forza stia nell’essere freelance. Ho un metodo di lavoro tutto mio, vado a letto prestissimo e amo svegliarmi all’alba per lavorare.
Ci sono giorni in cui mi carico di lavoro e giorni in cui mi impongo di non guardare il cellulare e faccio le mie cose. Poi magari il giorno dopo sento il peso delle mail arretrate però mi piace staccare totalmente per alcuni giorni per poi fare una full immersion in altri. Sono una persona scostante, sono sempre stata una che preparava gli esami tutti in una volta. Ma adesso nella mia sregolatezza ho trovato il mio equilibrio.





• Immagino che la ricerca sia vitale per quello che fai, raccontaci questo aspetto 

È la parte che mi diverte di più, ed è qualcosa di costante per me, qualsiasi cosa io veda la immagino sempre in prospettiva di una collocazione all’interno di un possibile shooting, spesso il mio ragazzo mi prende in giro per questo.

• Come applicheresti il tuo metodo nel design? 

Cercando di trovare ispirazione negli oggetti di tutti i giorni rivisti in una chiave differente una specie di ready-mades applicato nel design.

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art / interviews / lifestyle

INTERVIEW: DOMENICO ROMEO

Da tempo conosciamo Domenico ma non ci avevamo mai lavorato insieme prima del progetto per NikeLab, dove ha curato il cahier di presentazione ed ha fatto l’art direction dell’evento. Il suo lavoro è davvero unico e con uno stile riconoscibile in mezzo a mille, abbiamo capito il perché con questa intervista. Come ogni creativo è una persona di principio, con solide fondamenta nei suoi ideali e tutta questa coerenza quasi anacronistica si percepisce in modo profondamente piacevole nelle sue opere.

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“Non dipingo per abbellire”



Ecco la nostra chiacchierata con Domenico.

• Il tuo stile è molto potente e riconoscibile, come è nato?

Il mio stile attuale deriva da anni di ricerca sulle lettere e sul gesto che le genera. Nasce da un amore per gli alfabetici gotici e per la calligrafia e si sviluppa sperimentando nuove forme di astrazione delle lettere stesse, grazie anche all’utilizzo di vari utensili non propriamente destinati alla scrittura.

• Nel progetto per il cahier di Nike c’è un messaggio specifico? Qual è l’idea di fondo?

Quando mi è stato commissionato il progetto ho pensato all’idea di Lab. Cosa un vero laboratorio dovesse contenere e cosa realmente il NikeLab rappresentasse per la mia esperienza personale. Diverse personalità con diversi background rappresentate da diversi stili di lettere e generate da diversi tools. Montato però insieme a costituire un pattern quindi un Unico, con unico fine.
La tecnica di stampa ha fatto il resto, conferendo un carattere silenziosamente patinato ma originale. Nero, nero su nero.


• Arte, grafica, lettering. Qual è il tuo rapporto con il concetto di progetto?

Diversi progetti scaturiscono da necessità diverse e generano diverse sensazioni, quindi diversi approcci.
Io tendo a differenziare la parte grafica, che considero più scientifica, da quella artistica che è sicuramente più passionale. Approccio un progetto grafico cercando di risolvere problemi di comunicazione ed esaudendo le richieste del cliente.  L’approccio all’arte deve invece soddisfare la mia ricerca. Sto esplorando anche una zona grigia di grafica d’arte in cui entrambi gli aspetti collidono.

• Si percepisce una carica personale e interiore in quello che fai, come influisce sui progetti di grande scala come quelli su strada?

Il mio approccio progettuale è sempre uguale indipendentemente dalla dimensione, ovviamente contestualizzo il progetto a livello architettonico e sociale. Non è sempre facile l’impatto con chi ne deve fruire perché ognuno percepisce l’opera in modo diverso in base ai filtri culturali che possiede. Non sempre è apprezzato ciò che faccio, ma sicuramente genera domande che è il mio principale obiettivo. Non dipingo per abbellire.

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• La contaminazione è vitale, oggi più che mai. Quanto conta per te?

Se non c’è contaminazione non può esserci produzione. Seppur c’è chi pensa che ogni creativo vivente morirà solo (condivisibile), io penso che non ci sia un vero creativo vivente che crei da solo.



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lifestyle

NIKE LAB ST 18

Ecco il nuovo punto di riferimento per la community dei creativi di Milano, segnate in agenda via Statuto 18 perché ci passerete molto spesso. Come sapete ha aperto il nuovo NikeLab ST18 ed è stato un opening in grande stile: uno spazio unico, un flash mob, la presentazione della collabo con Stone Island, tanta bella gente e molte sorprese.

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Simple Flair sarà Content Curator del NikeLab ST18



Il NikeLab ST18 racconta la filosofia Nike fatta di innovazione, servizi ed esperienze; un mood dal ridotto impatto ambientale con il lavori di Arthur Huang (founder di Miniwiz) per tutta la parte di exhibitions con alluminio riciclato e materiali nuovi nati dal riuso di parti di computer usati.

Pezzo forte è il basement dove troviamo il caveau della banca che precedentemente occupava lo spazio: da vedere. Al piano meno uno un altro focus è il coelux, sistema brevettato che simula il cielo, il sole e le ombre in maniera quasi magica.

L’anima del nuovo NikeLab ST18 è di certo la community di innovators. Partiamo da Martino Gamper che ha disegnato il totem centrale espositivo e tutte le 12 sedute, proseguendo con Ramona Tabita che ha curato lo styling dei modelli durante la presentazione del Windrunner NikeLab + Stone Island; Domenico Romeo per l’art direction; Corrado Calza per il catering fino a Francesco Chiamulera con la dj Mobile Girl che ha animato la serata

Ci siamo anche noi: per l’opening abbiamo curato contenuto e regia dell’evento ma soprattutto saremo i Content Curator dello spazio, quindi rimanete aggiornati perché animeremo il NikeLab con molte attività. Come vi dicevo prima segnate l’indirizzo in agenda: ci passerete molto spesso.


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