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SPAZIO SUNNEI

Spazio Sunnei non è solo uno spazio fisico ma diventa un punto di riferimento a Milano, il luogo dove tutte le anime dietro il brand prendono vita e, per il progetto di interni, continua la collaborazione con Studio Modulo.

Lo spazio, inaugurato da pochi anni, viene ampliato per rispondere alla crescita del brand e alle sue nuove esigenze.

All’interno il progetto di Studio Modulo prevede la suddivisione dello spazio in due aree: da un lato lo shop con unico rack centrale fuori scala, alto 190cm che posiziona i capi metaforicamente su di un altro piano; dall’altro lo studio, il dietro le quinte, dove ogni aspetto della collezione diventa concreto.

Questi due spazi sono visivamente connessi attraverso un vero e proprio foro circolare che collega due ambienti: è come spiare attraverso un grande buco della serratura dal negozio allo studio il dietro le quinte della collezione e, viceversa, osservare i clienti che entrano in contatto con i capi.

un progetto di Studio Modulo

Per Sunnei ogni finitura è studiata per sottolineare il mood progettuale: Studio Modulo gioca con i contrasti e sull’utilizzo inaspettato di elementi prefiniti legati all’edilizia per arredare. Cemento, ferro laccato lucido e marmo lido grigio, tutto è racconta il legame tra il brand e lo spazio, tra Sunnei e Studio Modulo.

Il progetto orbita, metaforicamente e fisicamente, intorno all’apertura circolare utilizzata per collegare gli spazi, realizzata per la sua finitura in poliuretano espanso, che rivela la presenza di altro oltre allo shop senza renderlo accessibile.

Al piano meno uno l’atmosfera è dominata dalla presenza invadente del colore: qui tutto è blu, in contrasto con il total white del piano terra, all’interno di uno spazio immerso per completare l’esperienza all’interno dello Spazio Sunnei progettato da Studio Modulo. E’ come tuffarsi in una vasca, è come la sorpresa finale all’interno di uno spazio calibrato e puntuale.

La matrice di continuità tra gli ambienti è data dal sistema di illuminazione, progettato in modo uniforme attraverso l’utilizzo di luci sospese a soffitto, con una coerenza da leggere tra el righe del progetto, con l’attitudine che caratterizza Studio Modulo.

Photo Credit: Sunnei

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E’ UNA QUESTIONE DI DESIGN

E’ una pausa dalla normalità, è un eccesso di informazioni, ogni giorno e per soli cinque giorni, a Milano.

La design week è un momento di ordinaria follia ma è anche un momento strategico per tutti quelli che nel mondo del design lavorano tutto l’anno. E’ un momento straordinario.

E’ come fare una fotografia sul design contemporaneo, è come fare un’indigestione di design che sazia per un anno, è come provare a immaginare quello che verrà leggendo gli indizi lasciati dai progetti di oggi.

E allora cosa ha voluto dirci la design week 2018?

Abbiamo aspettato che finisse, abbiamo anche aspettato di fare un giro al mare e liberare la testa da tutto quello che abbiamo visto, per fare un recap a bocce ferme. Otto punti, non dieci e non tre, per fare il nostro racconto di quella che sembra essere il design di oggi e anche quello di domani.

1 • Non ci sono vie di mezzo. Vince l’ipertecnologia o l’iperartigianale. Vince chi rischia, chi fa scelte nette, chi racconta una storia fatta di elementi precisi e lo fa con convinzione. Abbiamo guardato con occhi sognanti la collezione di tappeti presentata da cc-tapis o la collezione Centina disegnata da Giacomo Moor per Giustini / Stagetti ma abbiamo anche osservato attentamente quella casa in 3d che lo studio CLS ha reso accessibile a tutti, lasciando finalmente intravedere la luce oltre le sperimentazioni da stampa 3d fatta in casa.

2 • Un’ottima annata. Non parliamo solitamente di numeri ma questa volta ci sembra dovuto: è stato un anno da record, la fiera con il Salone del Mobile ha registrato un +26% rispetto all’anno precedente e il settore considerato del lusso è in ascesa. La design week di Milano è un punto di riferimento in tutto il mondo, è un’eccellenza, è uno di quei momenti in cui le cose sembrano davvero funzionare.

3 • Andiamo a Ballare in Sud America. Se c’è un’area geografia che ha dominato la scena questa volta è stata ampia e colorata, calda e accogliente come il Brasile,la Colombia o il Messico. La Vereda di Marni è stata una pausa dalla città, catapultati tra i colori e la musica della Colombia; al Nilufar Depot l’omaggio a Lina Bo bardi parlava italiano con spiccato accento brasiliano; Bethan Laura Wood ha portato un po’ di Messico da Moroso con arredi, tessuti e arazzi.

4 • E’ una questione di Punti di vista. Altra carta vincente? La ricerca e l’espressione di un punto di vista attraverso un linguaggio personale, costruito con i progetti e la capacità di metterli in scena in modo credibile. Dimore Studio alla design week ha fatto centro anche questa volta, al di là di ogni ragionevole dubbio per la capacità di raccontarsi.

5 • Specchio specchio delle mie brame qual è il materiale più bello del reame. Noi un’idea ce la siamo fatta e la risposta è il vetro. Per installazioni o prodotti, il vetro è stato una costante con progetti come quelli dei fratelli Bouroullec per WonderGlass o il paravento Rayures per Glas Italia che abbiamo visto anche a Palazzo Clerici con Hay. Al secondo posto la resina e sul gradino più basso del podio, ma pur sempre tra i primi tre, il legno.

6 • Ad ognuno il suo decennio preferito. I rumors sulle tendenze parlavano degli anni Settanta ma questa volta non c’è stato un solo decennio del passato a far capolino tra le collezioni, questa volta abbiamo visto gli anni Novanta e i colori psichedelici, gli anni Quaranta, gli Ottanta e il design storico. Perché forse quando la varietà dell’offerta è così ampia è davvero difficile parlare di trend dominanti, è di moda chi non è di moda, vince chi riesce a distinguersi, ad uscire dal seminato e, magari, a lasciare da parte l’ottone.

7 • Il culto dell’icona. Lo avevamo detto anche prima della design week e lo ribadiamo dopo la design week. Non c’è per forza bisogno di presentare qualcosa di nuovo per entrare a far parte della narrazione che ogni anno si costruisce intorno alla design week. Tra i progetti più interessanti “Villa Borsani: Casa Libera!” e – fuori classifica – il nostro progetto Fantastic Mollino. Parlare al pubblico del design storico attraverso un linguaggio contemporaneo è possibile.

8 • Ora e adesso. Hanno vinto prima di ogni altra cosa le esperienze, le atmosfere, le storie che le aziende hanno saputo costruire intorno al prodotto, alla collezione, ai designer.
Entrare negli spazi di Alcova come a Palazzo Clerici, in un club privato come in un giardino di solito riservato a chi in certi palazzi ci lavora ogni giorno: è stato questo il trampolino di lancio per i progetti che ci sono sembrati più riusciti di altri. Non basta chiamare il designer di fama internazionale, non basta avere lo stand in fiera e fare l’aperitivo al fuorisalone. Lo storytelling è la somma di tanti elementi che si traducono in un’esperienza in grado di colpire le persone, le stesse che sono abituate a viaggiare, a girare e scoprire. E sapete qual è lo strumento per raccontare queste storie e misurarne pregi e difetti? Il web. Guardate i profili dei curatori arrivati a Milano da tutto il mondo, osservate l’attenzione con cui – alcune – aziende si raccontano e magari anche il canale @design lanciato da instagram proprio durante la design week per averne prova.

Photo Credit: simple flair

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LA NUOVA TORRE DI MILANO

Milano si fa – sempre più – bella. C’è la Milano che non cambia mai e quella che dieci anni fa non esisteva ancora, insieme formano un unicum che ha trasformato una città in un punto di riferimento internazionale.

E se c’è un luogo dove vecchio nuovo convivono, è da cercare ad un indirizzo preciso, quello della Fondazione Prada, progettata dallo studio OMA, guidato da Rem Koolhaas.

La sede di Milano della Fondazione Prada era già entrata di diritto tra i simboli cittadini più conosciuti ma, con l’inaugurazione della Torre, ad aprile e durante la Design Week 2018, il paesaggio urbano della città si è arricchito di un nuovo elemento.

Torre, un edificio in cemento bianco alto 60 metri, diventa uno dei nuovi simboli architettonici della Fondazione e di Milano.

Una nuova Milano da visitare più e più volte 

Quella della Torre è una geometria complessa, con numerose variabili spaziali e con le facciate esterne caratterizzate dalla successione di superfici in vetro e cemento.
Torre regala la vista migliore dal suo interno  e verso l’esterno, verso una Milano che si lascia spiare da un nuovo punto di vista, da quello che più che un buco della serratura è una vetrata riproposta ad ogni suo piano per togliere il fiato.

Il nuovo edificio include nove piani e al loro interno ospitano spazi espositivi per un totale di 2000 mq, un ristorante, i servizi per i visitatori e una terrazza panoramica dotata di rooftop bar.

Siamo entrati nella Torre durante la design week, si trattava di una delle tappe della nostra agenda in collaborazione con Living e Mitsubishi: giorni in cui avevamo la testa e la memoria dei telefoni sovraccarichi di progetti nuovi e installazioni, ma quella all’interno della Torre è stata l’istantanea di un momento in cui un progetto ha avuto la capacità di emozionare.

Arte e architettura, vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso, in Largo Isarco c’è una nuova e bella Milano che vale la pena di visitare più e più volte.

Photo Credit: simple flair

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FANTASTIC MOLLINO

Per la Design Week 2018 arriva FANTASTIC MOLLINO il progetto curato da simple flair per Woolrich.

Siamo pronti per un progetto che unisce ogni sfumatura di simple flair, il suo manifesto #allisdesign e la voglia di raccontare il design attraverso un punto di vista proprio.

Il momento è quello giusto per un progetto che racconta molto di noi, di simple flair:  il contesto e l’atmosfera sono ben noti, la design week di Milano, quanto un brand come Woolrich. Un brand con 188 anni di storia, distribuito in 45 paesi, con un ricco heritage americano e il design europeo contemporaneo, che con la sua identità storica, in un’ottica contemporanea ha scelto simple flair.

“Alla Milan Design Week 2018 Woolrich dà vita ad un progetto di contaminazione tra più generi – arte, design, fotografia e architettura – e sceglie i simple flair per raccontarlo. La natura eclettica del brand unita al manifesto #allisdesign del duo di Architetti e digital innovator diventano punto di partenza per il racconto di un percorso condiviso.

Protagonista e simbolo di questo percorso è Carlo Mollino.”

Non abbiamo scelto una figura semplice, di quelle che non hanno bisogno di troppe presentazioni: Mollino è fuori da ogni classifica, un enfant terrible dell’architettura italiana, irrequieto e anticonformista a tutti i costi. E’ stato tra i più geniali ed enigmatici esponenti dell’avanguardia, voce del filone di inventori solitari come Leonardo.

E’ stato: architetto, designer, fotografo, artigiano, aviatore, sciatore, pilota, stilista e viaggiatore.

Ha prodotto: edifici, mobili, scenografe, abiti, oggetti, accessori, fotografie, brevetti, strutture, carrozzerie, saggi.

Simbolo di questo percorso è Carlo Mollino.

La sua capacità di spaziare senza preoccuparsi dei generi, il suo essere fuori dagli schemi, e di aver scelto di tracciare un percorso proprio senza preoccuparsi di seguire schemi prestabiliti non poteva che farci innamorare di questa figura al punto da omaggiarlo con un progetto alla Design Week 2018.

Incontenibile da diventare di difficile comprensione, non ha aderito a nessun gruppo, non ha firmato alcun manifesto, e se oggi si racconta Carlo Mollino si deve, tra gli altri, a poche figure che hanno colto la sua genialità, tra cui Gio Ponti, Bruno Zevi e Kidder Smith.

 “Tutto è permesso, sempre salva la fantasia!”

C.M.

L’originalità di Mollino è dovuta alle sue passioni; da vivo ha avuto poca fortuna presso la critica, oggi si direbbe che per i suoi contemporanei era un outsider, ed è stato solo dopo la sua morte che è nato il caso Mollino.

Il racconto che Woolrich ha costruito insieme a simple flair è la somma di più componenti, un percorso sulla totalità di Carlo Mollino, attraverso alcune delle produzioni, tra foto e arredi, che oggi lo rendono una delle figure chiave del XX secolo.

Un omaggio ad un ribelle, Carlo Mollino.
Da seguire su questa pagina e qui: #FantasticMollino

  • PRIVATE PREVIEW, domenica 15 h 19

  • PARTY with DJ SET, mercoledì 18 h 19 (by invitation)

  • tutti i giorni dal 16 al 22 aprile

    Woolrich Store, corso Venezia 3 Milano.

 

 

Artwork: La Tigre
Photo + Video: ODD Produzioni

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HAY – Kitchen Market

Vi raccontiamo il lancio a Milano, da Design Republic, della collezione Hay Kitchen Market  e cosa abbiamo fatto per farvi scoprire, giorno dopo giorno e foto dopo foto, ogni pezzo di questa collezione entrata in casa nostra e destinata a diventare parte della quotidianità.

Essenziale e squisitamente contemporanea, la collezione HAY Kitchen Market è quello che cerchiamo prima di tutto per noi, per la nostra casa,  da raccontare poi attraverso simple flair.

Questa nuova collaborazione racconta molto di noi, del nostro vivere quotidiano, della nostra estetica.

Ogni prodotto attinge a degli archetipi della cucina, di quelli che si trovano nei cassetti delle nonne come in quelli degli amanti del buon design: il design che non sente il passare del tempo, che funziona e ha delle radici profonde.

HAY ha attinto e reinventato pezzi della tradizione da Paesi diversi, dal Giappone all’Italia, per fondere elementi diversi in un’unica collezione che include piatti, bicchieri, stoviglie, tessili, posate e ogni altro elemento che troviamo nelle cucine.

Una collezione che trasforma l’ordinario in straordinario

Una collezione che trasforma l’ordinario in straordinario e di cui stiamo curando il lancio in Italia da Design Republic, nel suo secondo store milanese in Piazza Tricolore 2, a pochi passi dal simple flair apartment.

La Hay Kitchen Collection è entrata nel simple flair apartment e ha portato non solo colore ma anche quella bella sensazione di “casa” fatta di ricordi, di coppe da gelato e zuccheriere.

 

Abbiamo abbracciato questo progetto e lo abbiamo fatto:

  1. scattando le immagini che vedete all’interno del simple flair apartment, la nostra casa
  2. presentando in anteprima la collezione seduti intorno ad un tavolo, per condividere con un gruppo di amici ogni singolo pezzo e soprattutto usarlo tra un antipasto e un dolce;
  3. ultimo ma non ultimo, con un evento di lancio da Design Republic.

 

1 – HAY Kitchen Market Collection

our shooting inside simple flair APARTMENT

2 – Our private lunch x HAY and Design Republic at simple flair APARTMENT

with: Francesco Mandelli, Lidia Forlivesi, Luisa Bertoldo, Marco Mornata, Michele Lupi, Olimpia Zagnoli e Ottavio Missoni.

 

 

3 – Evento nel nuovo Design Republic Store

evento di lancio del progetto all’interno del nuovo Design Republic con un allestimento curato da Studio Modulo per raccontare la collezione HAY KITCHEN MARKET


Photo Credit: Claudia Zalla + ODDProduzioni + Daniele Fragale

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