TRAVEL

B AS BRASIL

Sarà il susseguirsi di notizie nel corso degli ultimi mesi, saranno le Olimpiadi in corso ma a voler puntare il dito su su solo posto nel mappamondo questa volta scegliamo il Brasile e lo facciamo ripercorrendo le notizie attraverso le quali ne abbiamo parlato negli ultimi mesi.

M di Marx: è dedicata a Roberlo Burle Marx la mostra al Jewish Museum di New York fino al 18 settembre. Tra i paesaggisti più influenti del ventesimo secolo ha abbracciato il modernismo con forme astratte e sinuose, come un Picasso della natura. Roberto_Burle_Marx_1

N di Niemeyer: è suo il progetto per il Museo di Arte Contemporanea scelto da Nicolas Ghesquière, direttore creativo di Louis Vuitton, per l’ultima sfilata della Cruise 2017. L’ingresso scenografico con la rampa curvilinea è diventata la passerella ideale, con “curve libere e sensuali”. 

R di Rio: il tavolino progettato da Charlotte Perriand è una riedizione di Cassina per la collezione I Maestri. Tondo, con sezioni a spicchio e l’accostamento di diversi materiali dal rovere al marmo, deve il suo nome all’omonima città brasiliana. RIO_CASSINA_1

S di Studio SC: il progetto dello Studio MK27 è un misto di architettura giapponese e brasiliana, realizzato bilanciando pieni e vuoti per far incontrare esigenze funzionale e concettuali. STUDIO_SC_1

agenda / ARCHITECTURE / EXHIBITIONS

BIENNALE ARCHITETTURA 2016: COSA FARE E DOVE ANDARE

Venezia si anima e questa volta non parliamo di design ma di Architettura con la Biennale curata da Alejandro Aravena. L’architetto cileno è il primo nome da fare per raccontare questa edizione, la sua presenza fisica tra i padiglioni è tangibile e non è un caso se questa Biennale sia tra le più interessanti degli ultimi anni.

C’è un profondo segnale di ottimismo: nella scelta di guardare al futuro, nelle considerazioni fatte tra i giardini e l’arsenale, nello scrutare nuove frontiere, nell’utilizzare un linguaggio accessibile a tutti.

Se tutto questo si poteva immaginare anche solo dopo l’annuncio del tema e del curatore, quello che non potevamo raccontare prima di visitare la Biennale è la nostra selezione di imperdibili tra Arsenale, Giardini e Progetti Speciali.

Andiamo per punti e scopriamo cosa c’è da vedere con foto e indirizzi

ArsenaleCampo della Tana, 2169/S, 30122 Venezia

Reporting from the front. L’installazione all’ingresso non è solo altamente fotografatile (in copertina) ma è il preludio ad un percorso espositivo dai contenuti forti. La prima sala è stata infatti allestita con 100 tonnellate di materiali recuperati dalla precedente edizione della Biennale. Curato dallo studio di Aravena affronta subito temi come sostenibilità, riuso, capacità di sfruttare anche gli scheletri del passato per pensare al nuovo.

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Il progetto dello studio Transsolar dimostra come la scelta consapevole di incanalare la natura piuttosto che contrastarla sia non solo lungimirante ma fattibile. I fasci di luce protagonisti dell’installazione curata dallo studio tedesco sono un messaggio chiaro, particolarmente leggibile nel buio dell’arsenale.

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Lo studio di Treviso C+S Architects modella una struttura dove l’idea di equilibrio si esprime in tutta la sua forza. Forze opposte e contrarie, la capacità di descrivere l’equilibrio attraverso l’instabilità e la tensione continua di diversi elementi porta il visitatore a percepire la realtà da un altro punto di vista: il percorso si innalza e abbraccia le colonne delle Corderie all’Arsenale. Un nodo, un gioco senza fine evidenziato dal colore rosso.

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Minimalismo assoluto allinterno del Padiglione dell’Albania, con lo spazio riempito attraverso le voci  di pensatori e cantanti diffuse da un vinile da 12 pollici per raccontare il processo di urbanizzazione determinato in questo Paese dal dislocamento e dalla migrazione.

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Il Padiglione del Kuwait è un mare di specchi con le isole protagoniste del racconto di un contesto legato al passato e che guarda al futuro. I curatori, Hemed Bukhamseen dal Kuwait e Ali Karimi dal Bahrain, esplorano la possibilità di rendere un territorio luogo di unione e di pace.

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Nel Padiglione Italia poco spazio ad allestimenti spettacolari o a teorie sul futuro, qui si portano esempi concreti di come l’architettura può contribuire alla questione sociale. Realizzato con quello che restava del padiglione irlandese all’Expo e progettato dallo studio TAMassociati, si preoccupa di come prendersi cura degli spazi progettando per il bene comune.


Giardini
Sestiere Castello, 30122 Venezia

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Spagna. Iniziamo da chi ha portato a casa il Leone d’Oro per la migliore Partecipazione Nazionale. Vincitore di merito con un padiglione folgorante: per contenuti, allestimento, coerenza e, in definitiva, bellezza. Qui il racconto è chiaro e narra la storia di progetti non terminati a causa della crisi e di recuperi con l’aggiunta di una selezione meticolosa di architetti emergenti. Quando la creatività supera i limiti economici e materiali di un contesto la storia è quella raccontata dalla Spagna.

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Svizzera. Il padiglione svizzero è occupato da un elemento controverso, con una struttura anatomica che sembra essere ispirata ad un libro di geologia, non offre risposte a domande ma apre una serie infinita di considerazione ed interpretazioni.

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Australia. La piscina è un simbolo della cultura made in Australia e diventa l’esposizione del padiglione, con tanto di persone pronte a farne parte immergendosi nell’acqua.

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Germania. Concreta come solo i tedeschi riescono ad essere, con il loro padiglione si allontanano dalle installazioni legate all’arte e alle ricerche teoriche in favore di risposte chiare e definite. Qui si parla di chiusure di frontiere e l’auspicio è verso l’apertura, a tal punto di abbattere fisicamente dei muri presenti all’interno del padiglione per tradurre un senso di apertura.

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Nordic Nations. Finlandia, Norvegia e Svezia sotto lo stesso tetto (quello progettato da Sverre Fehn negli anni Sessanta) hanno dato luogo ad un’arena aperta ai dibattiti. Una struttura a gradini in legno mette a confronto lo stato dell’architettura di questi tre paesi dalle tradizioni importanti e la proposta contemporanea viene espressa attraverso le schede colorate che animano la struttura in legno: sono asportabili e raccontano 300 proposte selezionate tra le candidature arrivate.

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Serbia. Il padiglione della Serbia punta l’attenzione sul rapporto tra giovani progettisti e dinamiche legate all’industria attraverso il progetto di tre (giovani) architetti che invitano i visitatori ad ascoltare, sedersi ed interagire con lo spazio. Qui il blu ceruleo della rampa è l’evento centrale  e rappresenta l’idea di “lavoro” con l’accompagnamento dei suoni e delle onnipresenti prese di corrente.

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Denmark. Una serie di modelli, prototipi di progettazione con un approccio umanistico, una serie infinita di spunti e di idee da collezionare. Qui il messaggio è una sovrabbondanza di informazioni, in grado di generare confusione creativa.


Progetti Speciali

Building in Paris. La Fondation Louis Vuitton presenta  “Building in Paris”, la mostra che racconta il progetto di Gehry realizzato a Parigi per la Maison attraverso i modelli in scala e chi schizzi dell’archistar, un percorso emozionante per scoprire da vicino i passaggi dietro un progetto complesso come questo.

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In questa occasione all’interno dell’Espace Louis Vuitton a Venezia e come parte della mostra si inserisce l’installazione di Daniel Buren per le vetrate, suggestivo accompagnamento per i modelli realizzati dal Gehry Partners Studio che sembrano galleggiare in uno spazio liquido.
Un’occasione unica per scoprire, passo dopo passo, la storia di un sogno realizzato da Gehry.

«Sogno di progettare a Parigi un magnifico vascello, che simboleggi la profonda vocazione culturale della Francia». F. Gehry

Espace Louis Vuitton Venezia, Calle del Ridotto 1353, 30124

Zaha Hadid. La prima edizione della Biennale d’Architettura dopo la scomparsa di Zaha Hadid non poteva che dedicarle un capitolo del suo contenuto con una retrospettiva dedicata al suo lavoro, dai disegni ai modelli disegnati durante la carriera di uno dei simboli al femminile della storia dell’architettura.
Palazzo Franchetti, Campo Santo Stefano, San Marco, 2847, 30124

Venice Design 2016. Uno spazio dedicato al design all’interno della biennale dell’Architettura non poteva mancare.  Il focus principale esplora il ruolo dei prodotti nella vita quotidiana delle persone, tra i partecipanti Alessandro Mendini e Paul Kelley.
European Cultural Centre, Palazzo Michiel, Campo Santi Apostoli, 30124

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S.O.S. Sottsass Olivetti Synthesis. All’interno del Negozio Olivetti progettato da Scarpa ed oggi parte del patrimonio del FAI viene presentata la mostra dedicata a Synthesis, il rivoluzionario sistema di arredi per l’ufficio disegnato da Sottsass per Olivetti.
Piazza San Marco, 101, 30124 Venezia

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Resistance. Un esperimento sul concetto di resistenza attraverso le interpretazioni e gli esperimenti fatti sulla pietra da grandi nomi, da Alvaro Siza  a Bijoy Jain.
Villa Hériot, Giudecca Island

photo credit: Simple Flair + Architettura Italiana (x padiglione Italia) + CNN (x padiglione Australia)

ARCHITECTURE / FASHION

LOUIS VUITTON CHOOSES A NIEMEYER’S MASTERPIECE

Sono sensibile alle location d’eccezione, quando la passerella annuncia un grande spettacolo e l’architettura entra a far parte dello show. Lo avevamo visto con Dior a Palais Boulle e per la Cruise 2017 Nicolas Ghesquière, direttore creativo di Louis Vuitton, ha scelto il Museo di Arte Contemporanea di Niteròi progettato da Oscar Niemeyer a Rio de Janeiro.

A tre mesi dalle Olimpiadi 2016 l’attenzione si concentra su Rio anche attraverso il  mondo della moda ma non me ne voglia nessuno se a fare da protagonista c’è stato anche il MAC.

L’opera di Niemeyer, a picco sul mare, sovrasta la baia di Guanabara ed è stata pensata come un fiore che sboccia nonostante venga spesso associato ad una navicella atterrata sulla roccia.

L’ingresso è scenografico: una rampa curvilinea conduce ai tre piani espositivi ed è insieme al colore bianco uno degli elementi caratterizzanti delle opere di Niemeyer, dove angoli e linee rette sono elementi difficili da rintracciare.MAC-Niteroi_5

Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale. La curva che incontro nelle montagne e nei fiumi del mio paese, nelle nuvole del cielo, nelle onde del mare, nel corpo della donna preferita. Di curve è fatto tutto l’universo. L’universo curvo di Einstein.”

O. Niemeyer

MAC-Niteroi_2credits: macniteroi.com.br, harpersbazaar.com, Instagramm @louisvuitton, buro247.sg.

DESIGN / EXHIBITIONS

MARCEL WANDERS FOR LOUIS VUITTON

Se ogni viaggio è diverso, in grado di ispirare e sorprendere, non poteva essere diversa la proposta di Marcel Wanders per la chaise longue multifunzionale inserita nella collezione Objets Nomades di Louis Vuitton.

Questo elemento d’arredo vuole, a detta del designer, riflettere proprio il costante cambiamento a cui ci sottopone ogni nuovo viaggio, fatto di situazioni in evoluzione continua dove anche sapersi adattare diventa fondamentale.

La chaise  long segnata da Wanders può essere infatti anche pouf o poltrona, agganciando o sottraendo ognuno dei quattro elementi che al massimo la compongono, per poi essere comodamente chiusa e riposta, quando il viaggio è finito o in casa c’è bisogno di spazio.

Si tratta di un nuovo elemento della collezione firmata LV, già composta da elementi adatti ad una vita nomade, fatta di continui spostamenti, è disponibile in turchese o nella classica pelle della Maison francese per i più tradizionalisti.

Credits: marcelwanders.com

art / EXHIBITIONS

WHEAT IS WHEAT IS WHAT: PEDDY MERGUI

Classici prodotti da supermercato come pasta, farina, frutta e yogurt ma al posto dei comuni marchi da lista della spesa l’artista Peddy Mergui ha provato a sostituire brand come Chanel, Apple, Tiffany e Prada.

Il risultato di questa sovrapposizione tra forme, contenuto, packaging e brand è al Museum of Craft and Design di San Francisco  con la mostra “Wheat Is Wheat Is Wheat: Peddy Mergui”.

Le confezioni sono studiate in base all’immagine dell’azienda, producendo un risultato ancora più verosimile con sfumature ironiche e dissacranti, riuscendo ad evidenziare quello che Mergui descrive come una connessione arbitraria tra prodotti e confezione.

La mostra “Wheat Is Wheat Is Wheat” è a tal punto provocatoria da lasciare più domande aperte che risposte certe.

WHEAT IS WHEAT IS WHAT: PEDDY MERGUI | Museum of Craft and Design di San Francisco fino al 15 giugno 2014.

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Caffè Gucci

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Latte Apple

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Salami Louis Vuitton

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Uova Versace

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Farina Prada

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