DESIGN / EXHIBITIONS

HOME FUTURE

E se per conoscere la casa del futuro bastasse guardare al passato? Quella che ieri era la casa del futuro solo nella fantasia oggi è diventata realtà?

Cosa ne è stato delle idee sviluppate dalle avanguardie del XX secolo? Sono diventate realtà e quella che ai tempi era la casa del futuro oggi è davvero diventata la casa del presente? 

La mostra Home Futures al design Museum di Londra fino al 24 marzo apre una lista infinita di domande tra cui queste.

Il risultato è una mostra che affianca:
la Total Furnishing Unit di Joe Colombo (1972) con l’appartamento Hong Kong Transformer di Gary Chang (2009);
i collage di Superstudio, le illustrazioni di Archigram e un prototipo a grandezza naturale di Home Environment di Ettore Sottsass con il film di Beka & Lemoine “Selling Dreams” (2016);
il radical design italiano di De Lucchi (1978) e Gaetano Pesce (1969) con il design dei fratelli Bouroullec (2018);
la telematic House di Ugo La Pietra (1982) con il film Uninvited Guests di Superflux (2015);
il modello in scala della mitica Villa Arpel, protagonista del film Mon Oncle di Jacques Tatì (1958), con la domotica contemporanea.
l’autoprogettazione di Enzo Mari (1974) con l’attuale Open Source.

E se per conoscere la casa del futuro bastasse guardare al passato?

Il risultato è stimolante e sembra chiaro che molti degli argomenti di cui ci occupiamo oggi – la mancanza di spazio nei grandi centri urbani, i comportamenti nomadi, la tecnologia in casa, la sostenibilità e l’autosufficienza – sono attuali quanto erano presenti nel dibattito progettulale del XX secolo.

La mia ultima – personale – domanda è: quanti nomi italiani appaiono tra i progettisti più rilevanti del XX secolo? E quanti ne apparirebbero se facessimo lo stesso oggi?

Home Futures
7 novembre 2018 / 24 Marzo 2019
the Design Museum
Kensington High Street, W8 6AG, Londra
https://designmuseum.org/

Photo Credit: Design Museum

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ARCHITECTURE / DESIGN / featured / TRAVEL

3 TEMPLES OF DESIGN

Sono tre e non si tratta di una classifica, abbiamo amato ognuno di questi tre templi del design, ognuno in modo diverso e per un motivo diverso, ma tutti con la stessa idea in testa.

L’idea era quella di cercare dei luoghi dove cultura storica e contemporanea trovassero un punto d’incontro per raccontare il design agli addetti al settore e non solo, perché per apprezzare un progetto forse non è necessaria una laurea ma sensibilità.

London Design Museum. Siamo tornati l’ultima volta a Londra proprio in occasione dell’apertura di questo museo e non ci ha delusi. Forse diverso da quello che ci eravamo immaginati, ma non per questo meno bello. Per chi ha voglia di andare e vedere non solo il museo ma anche la città dal nostro stesso punto di vista QUI trovate la guida.

abbiamo amato ognuno di questi tre templi del design

Vitra Design Museum. Uno dei posti al mondo dove chi ama il design e l’architettura può perdere la testa. Vitra non ha solo costruito un campus con un condensato eccezionale di design, tra storia e ricerca contemporanea, ma lo ha fatto all’interno di edifici che fanno invidia ad alcuni dei musei più importanti al mondo: qui troverete ad occogleirvi il Vitra Design Museum di Frank Gehry ma anche Herzog & de Meuron e Tadao Ando, Zaha hadid e Alvaro Siza, Jasper Morrison e Renzo Piano.

La Triennale di Milano. Ultima ma non ultima, menzione d’onore alla Triennale di Milano – la nostra città – che per noi rimane un punto di riferimento, un luogo fisico e mentale, dove ricaricare le batterie e cercare nuovi stimoli. Inutile dire cheche adesso con la mostra “A castiglioni” curata da Patricia Urquiola e Federica Sala c’è un motivo in più per tornare alla Triennale.

Photo Credit: simple flair

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DESIGN / featured

The alternative to traditional office chairs

A pochi mesi dalla laurea alla Royal Collage of Art di Londra  Andrea Mestre, product designer con un focus su arredi e luci, si è fatta già notare ed è per questo che raccontiamo Gandia, uno dei suoi ultimi progetti.

Una designer che non rientra nel solito gruppo di nomi che troviamo spesso in riviste ripetuti più volte, anche solo per questo avremmo deciso di raccontare il progetto di Andrea Mestre, se poi è riuscita a farsi notare con una sedia da ufficio in rattan, ancora di più.

L’alternativa alla solita sedia da ufficio.

Il materiale è protagonista assoluto: il rattan con le sue caratteristiche si piega al progetto, la sua intrinseca flessibilità, in genere considerato un problema da risolvere per gli arredi che richiedono una struttura rigida, viene trasformata da Andrea in una potenzialità.

Gandia è così una seduta  dinamica, con schienale reclinabile, adatta alle abitazioni ma ancora di più agli uffici che non necessitano di arredi tecnici ma di elementi da fondere con il contesto, avvicinando l’ambiente di lavoro a quello domestico.

Photo Credit: Jorge Mendez

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lifestyle / TRAVEL

DUE DESIGN HOTEL PER NON SBAGLIARE

Non solo boutique hotel di nicchia, per chi viaggia spesso scegliere di soggiornare sempre negli stessi hotel è una scelta ponderata, fatta per sentirsi a casa ovunque nel mondo.

Tra gli hotel che preferiamo e che scegliamo spesso quando partiamo per una nuova destinazione ci sono l’Ace Hotel e lo The Standard, da New York a Los Angeles non abbiamo mai sbagliato.

Ace Hotel. “Un posto amichevole, continuamente nuovo” ed è per questo che lo da Chicago a Panama, nonostante ogni Ace Hotel abbia un’identità unica spesso connessa alla città,  è una soluzione sempre in linea con le aspettative.

Non un concetto di hotel unico, qui le convenzioni sono declinate secondo un linguaggio attuale, fatto per attrarre persone pronte ad interagire nei tanti spazi comuni presenti in ogni Ace Hotel.
Non a caso è tra gli hotel consigliati nella nostra guida di Londra!

Cambiare città ma non hotel.

The Standard. E’ stato amore a prima vista ed è stato qui che abbiamo soggiornato durante l’ultimo viaggio a Los Angeles, ma non si tratta solo di un posto dove dormire. Gli Standard hotel da  New York come a Los Angeles o a Miami, sono sinonimo di hotel dove tornare dopo giornate intense o dove rimanere per cenare, ballare o approfittare per fare shopping, le Bain a New York e lo shop online lo dimostrano.

Photo Credit: Ace Hotel, The Standard.

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INTERIORS

UFFICIO CON GIARDINO (E STILE)

Cosa accade quando lo stile dello stesso studio di progettazione viene declinato in ambiti diversi?

Lo studio Maclean di base a Londra  ha fatto del suo stile un trademark, riconoscibile in ogni intervento come fosse la firma di un brand.

Dopo aver esplorato ogni stanza dell’abitazione progettata a Londra per una famiglia con la voglia di mettere radici solide all’interno della propria casa, adesso entriamo nello studio/ ufficio progettato per questo stesso cliente.

Pochi metri quadri su due livelli

L’edificio con tanto di giardino include infatti non solo gli ambienti tradizionali di un’abitazione come cucina e camere da letto ma anche uno spazio destinato al lavoro.

Lo studio si apre all’esterno verso il giardino privato e al suo interno, nonostante gli spazi ridotti, è suddiviso du due livelli.

All’ingresso il daybed accoglie all’interno di uno spazio misurato nelle dimensioni ma non nelle scelte stilistiche: legno e altezze generose, affinità con l’abitazione e cura del dettaglio progettuale sono solo alcuni elementi che lo rendono un micro progetto dalle grandi qualità.

Photo Credit: Studio Maclean

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