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INTERVIEW | Elena Refraschini

Per questo FI.SH. estivo abbiamo deciso di intervistare Elena Refraschini, una delle massime esperte del Couchsurfing in Italia. Una scelta per viaggiare davvero low-cost ma in un modo nuovo e di certo più formativo rispetto ai metodi canonici. Chi non lo conosce lo può scoprire sia in queste poche righe sia acquistando il primo progetto editoriale sul CS curato proprio da Elena e Davide Moroni per Morellini Editore.

La prima vera guida non ufficiale al Couchsurfing

disponibile sia in tutte le librerie che in e-book in tutti gli store online: “In viaggio sul sofà” non racconta solo un nuovo modo di viaggiare, racconta un nuovo modo di vivere esperienze uniche durante il viaggio. Aneddoti e preziosi consigli per chi ha voglia di entrare a far parte di una comunità di viaggiatori che ormai conta più di 7 milioni di iscritti in tutto il mondo.

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1 – Come è nata la tua passione per il viaggio?

La mia passione per i viaggi è in parte innata e in parte acquisita. Ho una nonna instancabile che dagli anni Settanta viaggia per il mondo, e non si è fermata neanche dopo aver compiuto ottant’anni: credo che questo sia stato un grandissimo esempio da seguire (ho ereditato proprio da lei anche la passione verso la scrittura). Poi, anche la mia famiglia ha avuto un ruolo importante nell’insegnarmi la bellezza e l’importanza del viaggio. Insomma, è qualcosa che ha sempre fatto parte del mio mondo e, per fortuna, continua a farne parte: sono in partenza proprio ora per un viaggio nei Balcani.

2 – Non conoscevamo il Couchsurfing ed è molto interessante, il libro spiega bene tutto. Due parole per descriverlo prima di leggere “In viaggio sul sofà“?

“In viaggio sul sofà” è il primo progetto editoriale dedicato al viaggiare con Couchsurfing, una rete fatta da 7 milioni di persone in tutto il mondo che connette chi cerca e chi offre ospitalità in casa, il tutto senza scambio di denaro.

La prima parte è dedicata a chi ancora non lo conosce, e spiega cos’è, come funziona, come ci si iscrive al sito, come essere un buon ospite o un buon ospitante, eccetera. La seconda parte è più divertente, e illustra con un po’ di umorismo diversi tipi di persone che non vorremmo mai incontrare nella nostra esperienza con CS (come il “lercio”, lo “scroccone”, ecc). La terza parte – personalmente, la mia preferita – raccoglie racconti di viaggio da tutto il mondo, che illustrano la grande varietà di esperienze straordinarie che possono avvenire grazie a questo modo di viaggiare. Abbiamo racconti dagli Stati Uniti, dall’Iran, dalla Spagna, dall’Italia ma anche dal Kuwait o dal Tagikistan. Ce n’è per tutti i gusti!

3 – Quanto conta visitare una città o un luogo in genere con l’aiuto di una persona del posto?

Conta moltissimo, perché una città è fatta certamente dai suoi monumenti, dalla sua storia, dalla sua cultura; ma è fatta anche dalle persone che ci vivono tutti i giorni, e paradossalmente nel turismo tradizionale è questa la parte più difficile da toccare. Se visito un Paese non voglio soltanto conoscere quello che dice la mia guida, ma voglio anche sapere che cosa sogna un suo abitante, quali sono le sue aspirazioni, le sue difficoltà, le sue sfide quotidiane; oppure, cosa comporta crescere figli in un dato Paese, per esempio. Questo per me significa viaggiare davvero: potersi mettere per qualche giorno nei panni di un’altra persona e poterla capire. E’ così che si creano più facilmente ponti che uniscono culture diverse: una necessità oggi più che mai.

4 – La forza del libro è che è scritto proprio da te e Davide Moroni che siete per primi dei viaggiatori, è vero che questa tecnica è per tutti: ragazzi, famiglie o pensionati?

Assolutamente sì. Ci sono tanti giovani, ma abbiamo conosciuto anche famiglie che viaggiano con bambini al seguito (e si fanno di solito ospitare da altre famiglie con prole, cosicché i figli possano avere amici in tutto il mondo); personalmente ho conosciuto uomini e donne in pensione che amano ospitare, perché per loro è bello poter ascoltare racconti da tutto il mondo ogni giorno. Sono sicura, però, che tantissimi viaggiano anche: non ho però ancora avuto la fortuna di incontrarne.

5 – In attesa di provare il couchsurfing ci racconti un aneddoto successo in un tuo viaggio?

Pensando ad aneddoti divertenti, mi viene in mente che mentre “saltavo da un divano all’altro” negli Stati Uniti avevo sentito parlare di un super-ospitante di particolare successo: aveva ospiti diversi ogni giorno, tutti i giorni dell’anno. Tutti ne parlavano bene, era attento, curioso, attivo, premuroso. Unica nota: era nudista! Questo era scritto nel suo profilo, ma non tutti i suoi ospiti avevano letto quella parte abbastanza attentamente. E così si ritrovavano a casa di questa meravigliosa persona che offriva té, white beans & rice (piatto tipico di New Orleans), una stanza confortevole in cui dormire… che però indossava solo calzini impolverati in casa. Non che ci fosse nulla di male in tutto questo dato che era specificato nel profilo, ovviamente, ma mi dispiace essermi persa la faccia del viaggiatore sprovveduto che si vede accogliere sull’uscio di casa da un gigante di due metri… come mamma l’ha fatto!

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