DESIGN / FASHION / lifestyle

DAILY FICTION

Normann Copenhagen lancia il concetto di design “Daily Fiction”: una collezione che comprende più di 200 articoli, oggetti di uso quotidiano come forbici, block-notes e molto altro. Il nome è un invito alla creatività, esprimendo la propria personalità ogni giorno raccontando la propria storia, qualsiasi essa sia.

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E’ come un negozio di caramelle per adulti

L’ispirazione arriva dalla moda, settore caratterizzato da collezioni determinate dall’accostamento di colori, materiali e stampe e si traduce in un universo pensato per produrre l’effetto wow.

La collezione Daily Fiction è pensata come un negozio di caramelle per adulti, dove si ha voglia di prendere tutto e portarlo a casa, e Britt Bonnesen, Brand Manager di Normann Copenhagen, approfondisce così il concetto:

”Da tanto tempo avevamo il desiderio di aggiungere una categoria di prodotti di design più piccoli alla nostra collezione attuale di design. Con Daily Fiction abbiamo voluto dare vita a un universo completamente radicato, che offre un’esperienza di acquisto fantastica. Alla Normann Copenhagen ci ispiriamo spesso alla moda ed era quindi del tutto naturale ricercare dei collaboratori in questo settore.”.

Una collezione si caratterizza per la sua attenzione ai dettagli che si riflette in una combinazione di materiali contrastanti: asciutto e lucido, superfici brillantemente laccate e opache, forme modellate e tessili.

L’espressione della gamma di colori è giocosa e di lusso, comprende addirittura 18 colori in versione metallica, opaca e lucida. Il risultato è un look eclettico e sportivo, con ricche tonalità di colori e dettagli sfarzosi.

La collezione presenta quattro stampe astratte ispirate ai pavimenti alla veneziana, due stampe grafiche in bianco e nero e due colorate, quattro stampe a righe in interessanti combinazioni di colori di crescente complessità.

Daily Fiction è progettata per portare a casa in borsa l’esperienza vissuta nel negozio. 

DESIGN

THE ARCHITECTURE SCHOOL SURVIVAL GUIDE

C’è un modo a quanto pare semplice per sopravvivere agli anni passati tra le aule dell’università per portare a casa il titolo di architetto. Si tratta di un libro, scritto da Ian Jackson contemporaneamente architetto e docente presso l’università di Liverpool, carico di aneddoti e illustrazioni con una buona dose di conoscenze dovute al fatto che Jackson non ha solo affrontato quello stesso percorso ma è abituato a stare dall’altra parte della cattedra.

Non so se  porrà rimedio alle nottate insonni, ai modellini lanciati dalle finestre e i mancati salvataggi di autocad ma sembra essere lo strumento giusto per iniziare un percorso fatto non solo di Moleskine nera e mac nello zaino.

DESIGN

IL (VERO) MADE IN ITALY IN VENDITA

Fatto Bene è il web con radici nel territorio italiano, da nord a sud, con una selezione di prodotti della tradizione e una storia da raccontare, quella di chi li ha realizzati e le molteplici di chi da decenni li trova nella propria quotidianità.

Fatto Bene, Italian everyday archetyps.

La collezione viene aggiornata, inserendo a mano a mano una selezione di oggetti scelti per grafica, design, aneddoti, “semplicità apparente”.

Per andare nel pratico, stiamo parlando del sapone Reseda, delle carte da gioco Modiano, del Crystal Ball e di tutti i loro colleghi Fatti bene selezionati per dare vita all’idea di Anna Lagorio e Alex Carnevali, rispettivamente giornalista e fotografo.

Sono archetipi, storie, oggetti e per una volta il trucco del Made in Italy non è stato necessario per dare spessore ad un’idea tanto semplice quanto geniale, trasmessa attraverso un’identità visiva disegnata dallo studio AV, importante a dare consistenza a questo progetto quanto la cura con cui viene fatta la selezione di prodotti.

Nota bene: i pacchetti di Pasta Cocco sarebbero davvero a proprio agio nella selezione Fatto Bene.

fatto-bene.com

DESIGN / FASHION / TRAVEL

WHAT ARCHITECTS WEAR

Non sono solo stereotipi ed è inutile negare quanto la figura dell’architetto/designer giochi con la propria immagine e spesso faccia del proprio abbigliamento un tratto distintivo.

Ci sono esempi iconici, gli occhiali tondi di Le Corbusier e le scarpe da tennis di Gio Ponti,  e ad oggi ci sono brand che con le loro collezioni catturano e convincono una folta schiera di progettisti.

Accade spesso che non sia solo una questioni di abiti ma dell’immagine del brand, quell’attenzione rivolta ai capi ma anche alla grafica delle campagne pubblicitarie, i loghi, gli interni dei punti vendita, il packaging e anche il font.

Giocano con la propria immagine, diventano ambasciatori di un brand, sono tra il pubblico delle sfilate e non c’è da sorprendersi, lo stile personale trasmette una parte di progetto ancor prima di averlo mostrato.

Marni

Un’estetica riconoscibile, connessioni frequenti con l’arte, una campagna pubblicitaria che non lascia dubbi e un flagship store appena rinnovato a Milano.

Questa natura poliedrica è sicuramente legata a Consuelo Castiglioni, fondatrice e dal 1994 alla guida dal brand, con un’estetica anticonvezionale con modelli lineari, quasi geometrici.

Marni se ci fosse una gara sarebbe sicuramente sul podio dei brand più affini al mondo dell’architettura, fosse anche solo per le collezioni presentate durante la design week.

Acne Studios

Acne ( Ambition to Create Novel Expressions), brand svedese con un’immagine d’avanguardia e minimale molto definita, nasce come realtà multidiscipinare con una rivista biennale (Acne Paper) di successo e un packaging rosa salmone diventato elemento inconfondibile.

Il logo di Acne Studio, rinnovato da circa un anno con il lavoro di Göran Söderström, è non solo una firma ma anche un ottimo lavoro di grafica.

La rivista, il font tipografico, il packaging, il logo e una galleria di progetti perfettamente riusciti per ognuno dei punti vendita, fanno di Acne un porto sicuro per i designer alla ricerca di una collezione da sposare.

Comme des Garçons

E’ una casa di moda giapponese che dagli anni Settanta riesce ad attirare l’attenzione dei media con collezioni monocromatiche e collaborazioni importanti.

Dal 2002 si aggiunge la linea “Play” con un logo fortemente empatico, riconoscibile, disegnato per il brand da Filip Pagowski, il graphic artist di New York con clienti in tutto il mondo da CdG al New York Times.

Le collezioni del brand sono rigorose, sempre fedeli al minimalismo contemporaneo di Rei Kawakubo, la sua fondatrice.

A.P.C.

L’estetica discreta del brand francese A.P.C. (Atelier de Production et de Creation) è un esempio di come un brandig  felice approdi inevitabilmente nel disegno di negozi all’altezza delle collezioni.

I progetti firmati dallo studio parigino Laurent Derogo Architecte hanno in ogni caso un’alta dose di legno, accoglienti nonostante un numero esiguo di elementi con l’accento sempre puntato su capi ed accessori.

Sembrano capi poco riconoscibili, eppure A.P.C sembra aver fatto di questa discrezione un marchio di fabbrica per chi, come molti architetti/designer, vorrebbe non ammettere il fascino di un brand ma in realtà non lascia mai nulla al caso, tra cui gli abiti che indossa.

COS

Marchio del gruppo H&M che sembra avere tutte le carte in regola per essere la mecca del designer in genere poco vicino al mondo delle catene d’abbigliamento.

Lo stile minimale, basico, ricercato ma mai decontestualizzato dei capi con un buon rapporto con il prezzo è il risultato di una ricerca stilistica netta.

La vicinanza al mondo del design viene sottolineata ogni anno dalla partecipazione alla design week di Milano, con progetti sempre tra i più visti ed apprezzati con allestimenti firmati da architetti del calibro di Nendo, e progetti come l’ultima collaborazione con Hay.

credits: marni.com, cosstores.com, apc.fr, comme-des-garcons.com, acnestudios.com.

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