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EDITORIAL #4

Parliamo di contaminazioni, di processi creativi che si intrecciano tessendo una tela dove non c’è un inizio e non una fine. Connessioni straordinarie pronte a chiudere un ideale cerchio intorno ad un Progetto.

Questa settimana parleremo di moda e non di abiti: di negozi nuovi e rinnovati, di campagne pubblicitarie scattate abbracciati ad un tavolo, di designer che passano dalla sartoria alle ceramiche, di come un architetto non possa essere immune dallo stile che evolve, di collaborazioni tra archistar e maison di moda radicate come certe famiglie nella storia di un Paese.

Passiamo, in due parole, dall’abito all’abitare.

Non c’è ingenuità, c’è piena consapevolezza di come dare consistenza ad un logo, come trasformarlo in cultura del brand dove un negozio non è solo il luogo dove acquistare un prodotto ma è un’esperienza, quella di vivere in un posto fisico il messaggio trasmesso da una collezione ed è anche, senza voler creare falsi miti, strategia mista a marketing.

Quello a cui si assiste sempre più di frequente è un progetto totale incentrato su processi creativi in grado di passare tra discipline diverse, come in un gioco di specchi per riflettere in ogni aspetto l’identità di un brand.

“Ogni mia creazione ha almeno un briciolo di quanto ho imparato al Politecnico di Milano. In termini di logica, metodo, attitudine progettuale, ma anche in termini di volontà di analisi, di gusto per la sperimentazione, di rigore di intenti.” G. Ferré

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archifashion: Trussuardi // Joao Branco

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