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I MIGLIORI TED TALKS SULL’ARCHITETTURA

Ascoltare, chiedere, approfondire e soprattuto lasciarsi contagiare dalle parole di alcune delle menti più interessanti che abbiano mai preso parte ad un TED, questo è quello che raccontiamo oggi.

Il TED con le sue conferenze, da più di trent’anni, ha permesso ad alcuni luminari, in disparati settori tra cui l’architettura, di diffondere le proprie idee. Questa organizzazione no profit organizza conferenze durante le quali vengono condivise idee attraverso brevi e coinvolgenti talks di massimo 18 minuti. Inizialmente gli argomenti trattati erano strettamente connessi solo alla tecnologia e al design, mentre oggi approfondiscono praticamente ogni tipo di topic.

In trent’anni di TED talks hanno dato il loro contributo alcune delle figure più influenti del mondo dell’architettura, ne abbiamo selezionati quattro e come facciamo di solito abbiamo scelto di non parlare solo di progetto ma di fotografia, comunicazione, storytelling.

1 • “Perché gli edifici del futuro li creerete voi
di Marc Kushner, fondatore di Architizer.
Attraverso il suo Talk Marc Kushner ripercorre e approfondisce, riuscendo anche a divertire, gli ultimi trent’anni di architettura. Esamina il ruolo del pubblico, la presenza dei social media, i feedback che arrivano agli architetti prima che l’opera sia stata realizzata.

2• “Frank Gehry, giovane ribelle
di Frank Gehry, architetto.
Questo talk è del 1990, questo significa poter vedere un giovane Frank Gehry raccontare la sua attività all’inizio, il progetto per la sua casa a Santa Monica e l’American Center a Parigi. Personalità di spicco, una leggenda vivente dell’architettura, da ascoltare per capire da dove tutto è iniziato per arrivare ad essere il Frank O Gehry che viene studiato negli atenei  di tutto il mondo.

3• “Case ingegnose in posti insoliti
di Iwan Baan, fotografo
Un edificio di 45 piani nel centro di Caracas, Torre David, lasciato incompiuto e abbandonato.  Il fotografo Iwan Baan racconta però come da anni sia stato “spontaneamentepopolato dalle persone e mostra come la gente sia in grado di creare case ovunque, anche in posti insoliti.

4• “Perché le grandi case dovrebbero raccontare una storia
di Ole Scheeren, architetto.
Può l’architettura non essere sinonimo di isolamento e gerarchia come accade spesso nei grattacieli? L’architetto Ole Scheeren ci porta all’interno di cinque edifici progettati da lui per scoprire le storie integrate di cemento, vetro e persone.

Photo Credit: ted.com

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BIENNALE ARCHITETTURA 2016: COSA FARE E DOVE ANDARE

Venezia si anima e questa volta non parliamo di design ma di Architettura con la Biennale curata da Alejandro Aravena. L’architetto cileno è il primo nome da fare per raccontare questa edizione, la sua presenza fisica tra i padiglioni è tangibile e non è un caso se questa Biennale sia tra le più interessanti degli ultimi anni.

C’è un profondo segnale di ottimismo: nella scelta di guardare al futuro, nelle considerazioni fatte tra i giardini e l’arsenale, nello scrutare nuove frontiere, nell’utilizzare un linguaggio accessibile a tutti.

Se tutto questo si poteva immaginare anche solo dopo l’annuncio del tema e del curatore, quello che non potevamo raccontare prima di visitare la Biennale è la nostra selezione di imperdibili tra Arsenale, Giardini e Progetti Speciali.

Andiamo per punti e scopriamo cosa c’è da vedere con foto e indirizzi

ArsenaleCampo della Tana, 2169/S, 30122 Venezia

Reporting from the front. L’installazione all’ingresso non è solo altamente fotografatile (in copertina) ma è il preludio ad un percorso espositivo dai contenuti forti. La prima sala è stata infatti allestita con 100 tonnellate di materiali recuperati dalla precedente edizione della Biennale. Curato dallo studio di Aravena affronta subito temi come sostenibilità, riuso, capacità di sfruttare anche gli scheletri del passato per pensare al nuovo.

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Il progetto dello studio Transsolar dimostra come la scelta consapevole di incanalare la natura piuttosto che contrastarla sia non solo lungimirante ma fattibile. I fasci di luce protagonisti dell’installazione curata dallo studio tedesco sono un messaggio chiaro, particolarmente leggibile nel buio dell’arsenale.

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Lo studio di Treviso C+S Architects modella una struttura dove l’idea di equilibrio si esprime in tutta la sua forza. Forze opposte e contrarie, la capacità di descrivere l’equilibrio attraverso l’instabilità e la tensione continua di diversi elementi porta il visitatore a percepire la realtà da un altro punto di vista: il percorso si innalza e abbraccia le colonne delle Corderie all’Arsenale. Un nodo, un gioco senza fine evidenziato dal colore rosso.

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Minimalismo assoluto allinterno del Padiglione dell’Albania, con lo spazio riempito attraverso le voci  di pensatori e cantanti diffuse da un vinile da 12 pollici per raccontare il processo di urbanizzazione determinato in questo Paese dal dislocamento e dalla migrazione.

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Il Padiglione del Kuwait è un mare di specchi con le isole protagoniste del racconto di un contesto legato al passato e che guarda al futuro. I curatori, Hemed Bukhamseen dal Kuwait e Ali Karimi dal Bahrain, esplorano la possibilità di rendere un territorio luogo di unione e di pace.

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Nel Padiglione Italia poco spazio ad allestimenti spettacolari o a teorie sul futuro, qui si portano esempi concreti di come l’architettura può contribuire alla questione sociale. Realizzato con quello che restava del padiglione irlandese all’Expo e progettato dallo studio TAMassociati, si preoccupa di come prendersi cura degli spazi progettando per il bene comune.


Giardini
Sestiere Castello, 30122 Venezia

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Spagna. Iniziamo da chi ha portato a casa il Leone d’Oro per la migliore Partecipazione Nazionale. Vincitore di merito con un padiglione folgorante: per contenuti, allestimento, coerenza e, in definitiva, bellezza. Qui il racconto è chiaro e narra la storia di progetti non terminati a causa della crisi e di recuperi con l’aggiunta di una selezione meticolosa di architetti emergenti. Quando la creatività supera i limiti economici e materiali di un contesto la storia è quella raccontata dalla Spagna.

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Svizzera. Il padiglione svizzero è occupato da un elemento controverso, con una struttura anatomica che sembra essere ispirata ad un libro di geologia, non offre risposte a domande ma apre una serie infinita di considerazione ed interpretazioni.

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Australia. La piscina è un simbolo della cultura made in Australia e diventa l’esposizione del padiglione, con tanto di persone pronte a farne parte immergendosi nell’acqua.

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Germania. Concreta come solo i tedeschi riescono ad essere, con il loro padiglione si allontanano dalle installazioni legate all’arte e alle ricerche teoriche in favore di risposte chiare e definite. Qui si parla di chiusure di frontiere e l’auspicio è verso l’apertura, a tal punto di abbattere fisicamente dei muri presenti all’interno del padiglione per tradurre un senso di apertura.

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Nordic Nations. Finlandia, Norvegia e Svezia sotto lo stesso tetto (quello progettato da Sverre Fehn negli anni Sessanta) hanno dato luogo ad un’arena aperta ai dibattiti. Una struttura a gradini in legno mette a confronto lo stato dell’architettura di questi tre paesi dalle tradizioni importanti e la proposta contemporanea viene espressa attraverso le schede colorate che animano la struttura in legno: sono asportabili e raccontano 300 proposte selezionate tra le candidature arrivate.

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Serbia. Il padiglione della Serbia punta l’attenzione sul rapporto tra giovani progettisti e dinamiche legate all’industria attraverso il progetto di tre (giovani) architetti che invitano i visitatori ad ascoltare, sedersi ed interagire con lo spazio. Qui il blu ceruleo della rampa è l’evento centrale  e rappresenta l’idea di “lavoro” con l’accompagnamento dei suoni e delle onnipresenti prese di corrente.

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Denmark. Una serie di modelli, prototipi di progettazione con un approccio umanistico, una serie infinita di spunti e di idee da collezionare. Qui il messaggio è una sovrabbondanza di informazioni, in grado di generare confusione creativa.


Progetti Speciali

Building in Paris. La Fondation Louis Vuitton presenta  “Building in Paris”, la mostra che racconta il progetto di Gehry realizzato a Parigi per la Maison attraverso i modelli in scala e chi schizzi dell’archistar, un percorso emozionante per scoprire da vicino i passaggi dietro un progetto complesso come questo.

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In questa occasione all’interno dell’Espace Louis Vuitton a Venezia e come parte della mostra si inserisce l’installazione di Daniel Buren per le vetrate, suggestivo accompagnamento per i modelli realizzati dal Gehry Partners Studio che sembrano galleggiare in uno spazio liquido.
Un’occasione unica per scoprire, passo dopo passo, la storia di un sogno realizzato da Gehry.

«Sogno di progettare a Parigi un magnifico vascello, che simboleggi la profonda vocazione culturale della Francia». F. Gehry

Espace Louis Vuitton Venezia, Calle del Ridotto 1353, 30124

Zaha Hadid. La prima edizione della Biennale d’Architettura dopo la scomparsa di Zaha Hadid non poteva che dedicarle un capitolo del suo contenuto con una retrospettiva dedicata al suo lavoro, dai disegni ai modelli disegnati durante la carriera di uno dei simboli al femminile della storia dell’architettura.
Palazzo Franchetti, Campo Santo Stefano, San Marco, 2847, 30124

Venice Design 2016. Uno spazio dedicato al design all’interno della biennale dell’Architettura non poteva mancare.  Il focus principale esplora il ruolo dei prodotti nella vita quotidiana delle persone, tra i partecipanti Alessandro Mendini e Paul Kelley.
European Cultural Centre, Palazzo Michiel, Campo Santi Apostoli, 30124

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S.O.S. Sottsass Olivetti Synthesis. All’interno del Negozio Olivetti progettato da Scarpa ed oggi parte del patrimonio del FAI viene presentata la mostra dedicata a Synthesis, il rivoluzionario sistema di arredi per l’ufficio disegnato da Sottsass per Olivetti.
Piazza San Marco, 101, 30124 Venezia

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Resistance. Un esperimento sul concetto di resistenza attraverso le interpretazioni e gli esperimenti fatti sulla pietra da grandi nomi, da Alvaro Siza  a Bijoy Jain.
Villa Hériot, Giudecca Island

photo credit: Simple Flair + Architettura Italiana (x padiglione Italia) + CNN (x padiglione Australia)

ARCHITECTURE

LA NUOVA FONDAZIONE LOUIS VUITTON

Da poco il gruppo LVMH ha annunciato l’apertura della nuova Fondazione Louis Vuitton a Parigi, un’immensa nuvola vetrata firmata dall’architetto che per primo ha sperimentato un certo tipo di forma: Frank O. Gehry.

La location saranno i Jardin d’Acclimatation nel Bois de Boulogne, nel 16esimo arrondissement di Parigi, questa cattedrale di vetro affronta nuove sfide progettuali e avrà degli spazi molto luminosi grazie all’impiego di pannelli cilindrici in vetro temperato curvati a caldo su larga scala.

Il nuovo contenitore per l’arte contemporanea, futuro simbolo parigino, accoglie undici gallerie espositive, un auditorium, spazi per allestimenti temporanei e aree per la collezione permanente. In concomitanza con l’apertura della fondazione ci sarà per la prima volta in europa al Centre Pompidou una retrospettiva sull’architetto canadese.

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ARCHITECTURE

LIVING ARCHITECTURE

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Edifici al limite della perfezione e case senza un filo di polvere: sono queste le immagine che si rincorrono tra le pagine delle riviste d’architettura.

Eppure tutte le opere sono ogni giorno teatro di scene domestiche, come qualsiasi altra casa, e ogni edificio viene usato e attraversato, sconsacrando quell’immobilità con cui spesso si immaginano le architetture dei grandi nomi.

L’architettura è viva e, se si distingue da un’opera d’arte proprio la sua percorribilità, non sarà poi così strano chiedere a chi ogni giorno in quelle case vive e lavora com’è trascorre il tempo passato al loro interno.

Arriva Living Architecure, una serie di film di Ila Bêka e Louise Lemoine, a ribaltare quel punto di vista quasi austero da cui si osserva l’architettura.

Protagoniste sono alcune architetture firmate dai nomi altisonanti del nostro secolo: Rem Koolhaas, Richard Meier, Frank Gehry, Renzo Piano, Herzog & De Meuron.

Architetture idealmente intoccabili nella loro rarefatta perfezione  aprono le porte o meglio ci lasciano guardare dal buco della serratura le scene che in quello spazio si susseguono, quando i flash dei fotografi si spengono e il taccuino del giornalista viene messo da parte.

Dopo il primo film “Koolhaas Houselife”, in cui il punto di osservazione di una villa realizzata dall’architetto a Bordeaux è quello della domestica, arrivano altri quattro film per guardare l’architettura con occhi diversi.

Dopo il Living Architectures Marathon, i due autori Ila Bêka e Louise Lemoine hanno realizzato una pubblicazione che include i cinque film e una documentazione approfondita per scoprire la realizzazione di un lavoro che ha stravolto il punto di osservazione ribadendo la natura di questi luoghi da vivere ogni giorno.

living-architectures.com

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