INTERIORS

DUEARCHITETTI PROGETTANO CASA A.G.

I progetti firmati dallo studio Duearchitetti hanno sempre una componente umana molto forte, quella che spinge ad entrare in empatia con i luoghi, la stessa che permette ad una casa di essere calda al di là dei materiali scelti.

Un intervento conservativo con una storia da raccontare

Casa A.G. si trova all’interno di un edificio Settecentesco a Varese e si articola tra piano terra e una porzione seminterrata, grazie alla ristrutturazione seguita dallo studio Duearchitetti gli elementi contemporanei convivono con la storia che i suoi spessi muri raccontano.

All’interno volte a botte, a crociera e soffitti con travi in legno sono sotto lo stesso tetto e tutto questo si rapporta costantemente con l’esterno, una doppia esposizione aperta da un lato verso la corte interna e dall’altro verso le alture della città di Varese.

Lo spirito conservativo del progetto si legge nella scelta di articolare lo sazio per rispondere alle esigenze dei nuovi proprietari mantenendo ed evidenziando la struttura originaria, i suoi materiali e la sua irregolarità.

Lo spazio interno viene suddiviso con interventi puntuali e materiali selezionati: il vetro per i bagni e il legno per schermare la zona notte.

La sensibilità nello scegliere i materiali, la capacità di sfruttare gli elementi preesistenti facendone un punto di forza degli interni, l’utilizzo della luce come elemento in grado di porre gli accenti giusti nello spazio, sono tutti parte fondamentale del racconto progettuale.

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ARCHITECTURE / DESIGN / INTERIORS

CHI SONO LUISA, GILDA E ANDREA?

Come si sceglie il nome per un nuovo brand, un’azienda, un magazine o una band musicale? Le teorie ci sono e sono tante, dalla casualità allo studio affidato a creativi specializzati in naming, ognuno sceglie la propria strada.

La storia è però del tutto diversa quando il nome va dato ad un progetto che poi, chiedete ad un designer/architetto, è come un figlio.

Tra i nomi più riusciti di sempre c’è un lungo elenco di nomi propri usati per un progetto, come la poltrona Luisa di Albini o Gilda di Mollino, si entra nel mondo del ricordo, quello di un nome associato ad un viso o di un nome che lascia immaginare il mondo che circonda ogni persona, con abitudini e passioni.

Luisa per me è una zia colta, Gilda è un’amica estroversa. Come posso dimenticare un prodotto che ha il loro stesso nome?

Storie di persone e non solo di oggetti

Lo stesso discorso vale per il progetto di una casa, la dimensione domestica in quanto tale deve essere accogliente, calda, fatta di storie di persone e non solo di oggetti.

Per capire un esempio pratico: Duearchitetti progettano la Casa di Andrea.

Trovo geniale il nome dello studio duearchitetti che, all’inizio del loro percorso, erano semplicemente due architetti e che per la casa di Andrea non abbiano scelto una sigla o dei concetti astratti: già dal nome ci hanno portati nella vita di chi quella casa la vive ogni giorno.

Il nome di un progetto deve essere facile da ricordareempatico e meglio se corto ma il suggerimento è anche un altro: leggere Fantasia di Munari apre finestre creative infinite, applicabili ad un progetto o ad un nome, ed è il libro che ogni designer dovrebbe avere sul comodino.

naming_product_design_1Credits: Zanotta, Cassina, duearchitetti.

INTERIORS

DUEARCHITETTI PROGETTANO LA CASA DI ANDREA

Una casa calda, accogliente e a tratti tradizionale, tutto questo unito ad una pennellata di cemento grigio e uniforme per la pavimentazione. Detta così rasenta la perfezione ed in effetti le scelte progettuali dello studio Duearchitetti sembrano essere bilanciate utilizzando uno strumento di precisione.

Il legno scalda e il cemento minimizza, i libri la rendono colta e le pareti quasi vuote museale, il giusto numero di cornici per esaltare quello che c’è attraverso quello che si è scelto di non mettere.

La-Casa-di-Andrea-2Porte, maniglie e finestre con soffitti in legno sono presenti in ogni stanza, in tutti gli ambienti dimensionati secondo uno studio attento degli spazi, perché i mobili con il tempo possono essere sostituiti ma quando si tratta di muri è tutto più complesso e allora un progetto deve proprio partire da quell’armonia raggiunta con la gestione di metri quadrati.

Questa è la casa di Andrea, così leggiamo dalla descrizione degli architetti e anche se non conosco Andrea mi sento di dirgli cha la sua è una gran bella casa e lo studio di progettazione il suo lavoro l’ha fatto con gli occhi aperti, inserendosi in un edificio del XVIII secolo con cura progettuale ed astuzia, il tutto condito con la luce che si riflette sulle superfici come in un gioco di specchi.

credits: duearchitetti, Simone Bossi.

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