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E’ UNA QUESTIONE DI DESIGN

E’ una pausa dalla normalità, è un eccesso di informazioni, ogni giorno e per soli cinque giorni, a Milano.

La design week è un momento di ordinaria follia ma è anche un momento strategico per tutti quelli che nel mondo del design lavorano tutto l’anno. E’ un momento straordinario.

E’ come fare una fotografia sul design contemporaneo, è come fare un’indigestione di design che sazia per un anno, è come provare a immaginare quello che verrà leggendo gli indizi lasciati dai progetti di oggi.

E allora cosa ha voluto dirci la design week 2018?

Abbiamo aspettato che finisse, abbiamo anche aspettato di fare un giro al mare e liberare la testa da tutto quello che abbiamo visto, per fare un recap a bocce ferme. Otto punti, non dieci e non tre, per fare il nostro racconto di quella che sembra essere il design di oggi e anche quello di domani.

1 • Non ci sono vie di mezzo. Vince l’ipertecnologia o l’iperartigianale. Vince chi rischia, chi fa scelte nette, chi racconta una storia fatta di elementi precisi e lo fa con convinzione. Abbiamo guardato con occhi sognanti la collezione di tappeti presentata da cc-tapis o la collezione Centina disegnata da Giacomo Moor per Giustini / Stagetti ma abbiamo anche osservato attentamente quella casa in 3d che lo studio CLS ha reso accessibile a tutti, lasciando finalmente intravedere la luce oltre le sperimentazioni da stampa 3d fatta in casa.

2 • Un’ottima annata. Non parliamo solitamente di numeri ma questa volta ci sembra dovuto: è stato un anno da record, la fiera con il Salone del Mobile ha registrato un +26% rispetto all’anno precedente e il settore considerato del lusso è in ascesa. La design week di Milano è un punto di riferimento in tutto il mondo, è un’eccellenza, è uno di quei momenti in cui le cose sembrano davvero funzionare.

3 • Andiamo a Ballare in Sud America. Se c’è un’area geografia che ha dominato la scena questa volta è stata ampia e colorata, calda e accogliente come il Brasile,la Colombia o il Messico. La Vereda di Marni è stata una pausa dalla città, catapultati tra i colori e la musica della Colombia; al Nilufar Depot l’omaggio a Lina Bo bardi parlava italiano con spiccato accento brasiliano; Bethan Laura Wood ha portato un po’ di Messico da Moroso con arredi, tessuti e arazzi.

4 • E’ una questione di Punti di vista. Altra carta vincente? La ricerca e l’espressione di un punto di vista attraverso un linguaggio personale, costruito con i progetti e la capacità di metterli in scena in modo credibile. Dimore Studio alla design week ha fatto centro anche questa volta, al di là di ogni ragionevole dubbio per la capacità di raccontarsi.

5 • Specchio specchio delle mie brame qual è il materiale più bello del reame. Noi un’idea ce la siamo fatta e la risposta è il vetro. Per installazioni o prodotti, il vetro è stato una costante con progetti come quelli dei fratelli Bouroullec per WonderGlass o il paravento Rayures per Glas Italia che abbiamo visto anche a Palazzo Clerici con Hay. Al secondo posto la resina e sul gradino più basso del podio, ma pur sempre tra i primi tre, il legno.

6 • Ad ognuno il suo decennio preferito. I rumors sulle tendenze parlavano degli anni Settanta ma questa volta non c’è stato un solo decennio del passato a far capolino tra le collezioni, questa volta abbiamo visto gli anni Novanta e i colori psichedelici, gli anni Quaranta, gli Ottanta e il design storico. Perché forse quando la varietà dell’offerta è così ampia è davvero difficile parlare di trend dominanti, è di moda chi non è di moda, vince chi riesce a distinguersi, ad uscire dal seminato e, magari, a lasciare da parte l’ottone.

7 • Il culto dell’icona. Lo avevamo detto anche prima della design week e lo ribadiamo dopo la design week. Non c’è per forza bisogno di presentare qualcosa di nuovo per entrare a far parte della narrazione che ogni anno si costruisce intorno alla design week. Tra i progetti più interessanti “Villa Borsani: Casa Libera!” e – fuori classifica – il nostro progetto Fantastic Mollino. Parlare al pubblico del design storico attraverso un linguaggio contemporaneo è possibile.

8 • Ora e adesso. Hanno vinto prima di ogni altra cosa le esperienze, le atmosfere, le storie che le aziende hanno saputo costruire intorno al prodotto, alla collezione, ai designer.
Entrare negli spazi di Alcova come a Palazzo Clerici, in un club privato come in un giardino di solito riservato a chi in certi palazzi ci lavora ogni giorno: è stato questo il trampolino di lancio per i progetti che ci sono sembrati più riusciti di altri. Non basta chiamare il designer di fama internazionale, non basta avere lo stand in fiera e fare l’aperitivo al fuorisalone. Lo storytelling è la somma di tanti elementi che si traducono in un’esperienza in grado di colpire le persone, le stesse che sono abituate a viaggiare, a girare e scoprire. E sapete qual è lo strumento per raccontare queste storie e misurarne pregi e difetti? Il web. Guardate i profili dei curatori arrivati a Milano da tutto il mondo, osservate l’attenzione con cui – alcune – aziende si raccontano e magari anche il canale @design lanciato da instagram proprio durante la design week per averne prova.

Photo Credit: simple flair

ARCHITECTURE / FASHION / INTERIORS

Better Together

Le tendenze del mondo del design attraverso l’accostamento di interni, architetture, arredi e moda. Spunti per leggere lo stile che evolve abbracciando ogni settore della creatività.

In alcuni casi c’è solo bisogno di cogliere i nessi, collegare i puntini, tra immagini viste in momenti e contesti diversi, per leggere la contemporaneità. Questa ricerca connette le passerelle ad alcuni progetti di interni che meglio rispecchiano le diverse tendenze che oggi entrano all’interno di case e negozi, hotel e installazioni.

 Private Residence by Found Associates | Celine Spring 2018

 Repossi store by OMA | Valentino Spring Summer 2018

Casa Conxita by David Steegmans Mangrove |Maison Margiela Spring 2018

 The Elephant House by Leth & Gori | Missoni Spring 2018 menswear

 Hotel Saint Marc Paris by Dimore Studio | N°21 Spring Summer 2018

INTERIORS / TRAVEL

HOTEL SAINT MARC IN PARIS

Sulle note funky di un vecchio vinile si fondono il morbido velluto con lo stile Art Decò, la immediatezza del pattern e un design senza tempo. Questo è l’Hotel Saint-Marc di Parigi. Una cornice settecentesca per la sede del giornale “Le Nationale” dei primi anni 30 e un susseguirsi di nuovi ospiti e destinazioni d’uso differenti.

Dal 2013, con l’acquisto di Nadia Murano e Denis Nourry, il tempo si è catalizzato grazie all’intervento di Britt Moran ed Emiliano Salci di DIMORESTUDIO.

La storia e il tempo sono l’elemento essenziale di tutto l’arredo, in una coesistenza di stili diversi passati e presenti.

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Un’unione perfetta tra DIMORESTUDIO e FontanaArte



Il lusso dell’Art Decò convive magnificamente con i pattern velati di un seventies quasi inaspettato, mentre il Design firmato arricchisce e completa. Fontana Arte, con i suoi illustri pezzi d’autore, fa della luce un mood sempre presente imprescindibile dal luogo.

Nelle 25 camere si susseguono colori e superfici, il giallo senape si illumina con le decorazioni in ottone contrastandosi al blu notte, il rosso bordeaux risalta sull’azzurro graffiato dall’oro, mentre il verde bosco si attenua con arredi cipria e superfici in marmo. L’Hotel Saint-Marc non è solo un luogo di passaggio per turisti o viaggiatori, è letteralmente un gioiello incastonato tra le meraviglie di Parigi.

TRAVEL

MILAN DESIGN WEEK SURVIVAL ADDRESSES

Come sopravvivere alla Design Week quando le cose da fare/vedere sembrano non finire mai? L’agenda è fitta ma, per superare indenni la settimana, non si possono dimenticare le ordinarie azioni quotidiane.
E allora dome mangiamo, beviamo e dormiamo a Milano?
Una short list di nomi senza troppi indugi, da copiare e incollare tra gli indirizzi per la sopravvivenza in città

DORMIRE – Avrai bisogno di riposare, prima o poi

Straf Hotel – via San Raffaele, 3
Senato Hotel – via Senato, 22
Armani Hotel – via Manzoni 31

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Straf Hotel

MANGIARE – Per una dose aggiuntiva di energia

Marta Bibendum – via Matteo Bandello, 14
Mantra Raw Vegan – via Panfilo Castaldi, 21
Ceresio 7 – via ceresio 7
Dry – via Solferino, 33
Antica Trattoria della Pesa (milanese vero) – viale Pasubio, 10

BERE – Un drink (o due) per concludere la giornara

Rita – via Angelo Fumagalli, 1
Ugo – via Corsico, 12
Bar Basso – via Plinio, 39

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Mantra Raw Vegan

COMPRARE – Un libro è un compagno perfetto

Taschen – via Meravigli 17
121+  – via Savona 17
Triennale – viale Allemagne 6
Corso Como Bookshop – corso Como 10
Armani Libri – via Manzoni 31
Hoepli – via Ulrico Hoepli, 5

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Taschen

COMPRARE – Per avere come ricordo un pezzo senza tempo

Spazio 900 – viale Campania 51
Nilufar – via della Spiga 32 e viale Vincenzo Lancetti 34
Rossana Orlandi – via Matteo Bandello, 14/16.

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Spazio 900

credits: cersio7, straf hotel, mantra raw vegan, taschen, Andrea Daidone.

INTERIORS / TRAVEL

AESOP STORE: A NEW PAST TIME

Il nuovo negozio di Aesop, situato in uno dei quartieri più eleganti della città, costituisce un vero e proprio tributo alla storia di Milano. Creato in collaborazione con lo studio Dimore, i cui progetti di interni sono diventati un punto di riferimento nel panorama del design italiano, il nuovo store di Aesop ha voluto reinterpretare le caratteristiche delle piccole botteghe di quartiere degli anni ’30.

All’interno dei 35mq del negozio ritroviamo così le classiche dispense dei casali italiani ma nell’estrose tinte verde acqua e giallo, che riportano piacevolmente indietro nel tempo.

Anche le mattonelle di ceramica, del tutto simili a quelle nelle vecchie stazioni metropolitane, e le vetrine con gli angoli arrotondati contribuiscono a costruire un ambiente conscio del proprio passato ma con un’identità definita e riconoscibile.

Tra i pezzi più interessanti ci sono sicuramente le due ampie lampade a cui è affidata l’illuminazione dello store: la loro struttura a disco in ottone, con decorazioni in vetro smerigliato, dona infatti alla luce un singolare motivo ambrato.

L’Aesop store in Corso Magenta è perciò uno di quegli indirizzi che unisce alla qualità dei prodotti offerti un design degli interni ragionato in funzione del contesto in cui si trova, riuscendo a stupire e a incuriosire anche i più scettici.

credits: Paola Pansini

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