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JAM | The Meatball Family

“Fino al Trecento, nei ricettari non v’è traccia della parola polpetta. La prima apparizione avviene nel secolo XV, grazie al Libro de Arte Coquinaria di Maestro Martino, cuoco dell’allora Camerlengo Patriarca di Aquileia”.

Ecco come inizierebbe un post che mi farebbe passare la voglia di leggerlo dopo mezza riga. Per evitare che questo accada cercherò di essere il più leggero ed immediato possibile.

Dunque per suggellare la mia partecipazione come contributor (madò che parolone, l’ho imparato da una settimana e lo infilo ovunque) di Simple Flair abbiamo deciso di provare The Meatball Family, locale di Diego Abatantuono e soci. E Diego c’ha messo la faccia nel vero senso della parola, come dimostra l’icona stilizzata del suo faccione in Eccezzziunale Veramente ben visibile sull’insegna di via Vigevano 20 a Milano, a quaranta passi contati da Porta Genova (quella sera me la sono fatta a piedi da ben più lontano, quindi fidatevi). Per capirci, di fronte a JOE CIPOLLA, che non ho la minima idea di cosa sia, ma lo cito solo perchè sembra il nome uscito da un trailer di Maccio Capatonda.

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Ci apprestiamo ad entrare e subito capisco perchè mi avessero consigliato caldamente di prenotare qualora avessi voluto cenarvi. Locale piccolo e accogliente, strapieno in ogni ordine di posto e con la Champions League sul maxischermo, quindi ci puoi anche portare la tipa quando gioca la tua squadra e fingere strabismo verso l’alto per 90 minuti più recupero, se è il primo appuntamento e lei non sa ancora che la domenica sei in curva a tirare giù i booster dal secondo anello. Servizio rapido e informale, personale cortese e alla mano, in particolare una cameriera che ci confessa di essere un’estetista (?!) e intavola subito una discussione sulle costellazioni dell’emisfero boreale con un nostro amico dal fisico prestante. Poi, accortasi dei nostri volti scavati dalla fame, si appresta a raccontarci un po’ il menù, riassumibile in una parola sola: POLPETTE.

Polpette di carne, polpette di pesce, polpette di patate con pesce, di patate con carne, con prosciutto, bacon o salsiccia, coi calamari, al polpo, ceci e baccalà sono solo alcune delle opzioni sulla carta.

Decisamente meritevoli sembravano essere quelle crude, a base di tartare di salmone o tonno, ma che ho eliminato dalla scelta una volta visto che la porzione era da tre pezzi. Se volevo fare aperitivo andavo da un’ altra parte. Alla fine, essendo in sei, abbiamo optato per un paio di piatti da 12 polpette assortite, una per tipo, così da provarle un po’ tutte, qualche piatto di polpette speciali da 5 pezzi a porzione e due porzioni di patate arrosto per contorno. È chiaro che quelle nel piatto da 12 fossero state necessariamente preparate prima in quantità, essendo la combo da dodici pezzi (o anche 15 o più) un’ opzione scelta da molte persone, in particolare quelli che vengono per la prima volta, quindi difficilmente realizzabili in modalità espressa, mentre ritengo che i piatti con una sola varietà siano decisamente più buoni, e anche più caldi, ma è valsa la pena provare tutto per avere un’ idea.

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Verso fine cena la sete si faceva sentire con più insistenza, complici anche le salsine che servono da accompagnamento alle pulpett’, e il nostro aitante amico decide con la nostra approvazione di cedere alle insistenze dell’esteti…ehm delicatissima cameriera che premeva per farci prendere una bella butta di vino da tipo un’ora. E via di sciabola con un bel Negramaro del salento da 13 gradi e mezzo bevuto praticamente alla goccia, mentre nel frattempo il locale andava via via svuotandosi lentamente, ma al nostro tavolo continuava ad arrivare gente da fuori accampata alla bell’e meglio con sedie di fortuna, credo prese in prestito dall’ufficio di Abatantuono sul retro.

Anche in questa occasione il personale si è dimostrato particolarmente comprensivo e accomodante, facendo spazio a tutti senza farlo pesare. I miei amici mi hanno poi fatto notare che il locale fa anche da wine bar post cena, con prezzi nella norma per Milano, era quindi ovvio che non ci sbattessero fuori a calci. Tra un bicchiere e l’altro decidiamo di fare come Baglioni e chiediamo il conto. E quando vai in un posto per la prima volta, oltretutto cosi tanto hypato da media e stampa per via dei soci illustri, la sorpresa è sempre in agguato. E SORPRESA FU anche stavolta, ma in positivo, fortunatamente: 16 e dico S-E-D-I-C-I euri a testa per aver mangiato parecchio e tutto sommato bene, provando qualcosa di nuovo. Ebbravo Diego.

Scusate ma accuso ancora i postumi del weekend, sono a corto di idee originali per la chiusura, e mi dicono che da contratto devo scrivere “ECCEZZZIUNALE VERAMENTE”!

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