ARCHITECTURE

PIET OUDOLF

Piet Oudolf, a molti suona famigliare ad altri risuona come un nome esotico. Dietro a questo nome si impersona uno dei più acclamati landscape designer di oggi.

Il suo approccio progettuale ha cambiato la prospettiva di come oggi si costruisce un giardino, dove prima veniva data priorità alle proprietà dell’inflorescenza come il colore e la forma, con Piet, il focus diventa la pianta stessa.

Ora il design orbita attorno alla pianta come struttura fisica. Le specie selezionate sono elevate a diventare un corpo osservato e apprezzato durante tutto l’anno, anche nei mesi freddi e “morti” dell’inverno. Per Piet la pianta diventa un corpo architettonico di cui si apprezzano la creazione; la struttura; l’apice con la fioritura; la produzione del frutto e dei suoi semi; la disseccazione invernale, e di nuovo la resurrezione coi primi tepori, quando le condizioni climatiche sono favorevoli. con lui si impara che lo spettacolo della natura in un giardino è apprezzabile tutto l’anno, la sua arte va osservarla durante tutto il periodo di trasformazione.

I suoi progetti sono delle opere d’arte in cui ogni centimetro quadrato è ben selezionato per inserire la perfetta varietà di piante. Il risultato è spettacolare. Un’esplosione di bellezza naturale che cresce dalla terra donandoci una composizione mai vista prima.

Ogni elemento funziona perfettamente coll’altro, ma non ci da l’idea di essere studiato al centimetro, al contrario sembra essere il caos a regolare tanta bellezza.

Piet è colui che ha riportato alla moda il concetto di comunità delle piante, nella quale si crea un’armonia non solo visuale ma anche biologica, in cui tutto funzione con un’acutezza ecologica. Piet preferisce infatti utilizzare specie autoctone, che fanno parte del luogo, e reintegrano i protagonisti dell’ambiente come le api e gli uccelli che contribuiscono alla fertilizzazione delle piante per la loro riproduzione, e al contempo si sfamano.

Piet Oudolf ha realizzato progetti importanti in giro per il mondo, fra questi:  la High Line a New York, Millennium Park a Chicago e Battery Park a New York.

Credits: oudolf.com

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FIVE GREAT BUILDINGS

E’ la città dei primi grattacieli, è quella che fino al 3 Gennaio ospita la Biennale d’Architettura e in questo breve video fatto di grafiche ed animazioni Chicago viene raccontata attraverso cinque dei suoi simboli.

Un viaggio animato attraverso in una delle città più vivaci e fertili dal punto di vista architettonico e di un architetto, con una continuità storica tipica solo delle grandi città: Al Boardman ha rappresentato e animato John Hancock, Willis Tower, Trump Tower, Crain Communications Building e Marina City.

credits: http://www.alboardman.com

ARCHITECTURE / EXHIBITIONS

LAKEFRONT KIOSK

Con la Biennale d’Architettura a Chicago gli organizzatori volevano che la città non cambiasse solo per qualche mese, il tempo che la kermesse si esaurisse, ma hanno programmato attività per far sì che la città ne traesse beneficio a tempo indeterminato.

E’ stato il caso dei chioschi progettati per il lungolago della città, punto storicamente nevralgico per l’urbanistica, oggetto di un concorso di progettazione in collaborazione con il Chicago Park District.kiosks_architecture_5

Questa è infatti non solo la città che attualmente ospita la biennale d’architettura e che nel suo tessuto urbano include veri e propri simboli dell’architettura ma è ha anche una forte tradizione legata agli hot dog, proprio i panini da street food.

In questo caso il panino americano trova una nuova casa, lascia i soliti chioschi traballanti e si consuma al coperto, all’interno di piccole opere d’architettura che popolano il lungolago di Chicago.

La “Chicago Lakefront Kiosk Competition” è stata vinta dallo studio Ultramoderne con un chiosco interamente realizzato in legno lamellare a strati incrociati, tetto piatto e l’ispirazione arrivata dalle opere di Mies van der Rohe. Questa struttura, presentata in concomitanza con l’inaugurazione della Biennale, sarà una libreria fino alla fine della manifestazione e successivamente tornerà ad essere uno spazio commerciale con vista sull’orizzonte e vicino al Field Museum.

Non solo manifestazione temporanea ma occasione per lasciare alla città strutture permanenti, architetture contemporanee per Chicago anche dopo la fine della Biennale prevista per il 6 gennaio 2016.

credits: ultramoderne.net

agenda / ARCHITECTURE / EXHIBITIONS

PROJECTS FROM #CHICAGOBIENNIAL

Sono due diverse proposte tutte incentrate sull’idea e sula necessità di unità abitativa, ma aldilà di ogni ragionevole dubbio hanno sicuramente in comune l’occasione che ci ha permesso di conoscere queste tre proposte progettuali e mi riferisco alla Biennale d’Architettura di Chicago.

1. Project by Tatiana Bilbao

Il prototipo presentato dall’architetto Tatiana Bilbao è la sua soluzione alla carenza di social housing in Messico con tutte le conseguenze che questo comporta. Si tratta di un edificio modulabile, con bassi costi di realizzazione, adattabile a nuclei famigliari di diverso numero e può essere modificato per essere adeguato alle differenze climatiche nelle varie zone del Paese cambiando il layout interno e i materiali. Una risposta concreta ad un problema enorme e la dimensione della questione è determinata dal numero di persone coinvolte.

2. Project by All(zone)

La tendenza ad uno standard di vita nomade l’avevamo esaminato e la proposta dello studio All(zone) è una ulteriore proposta per rispondere a questa esigenza. La Light House è un’abitazione di circa 12mq progettata per utilizzare gli edifici rimasti incompleti in molte grandi città tropicali.

La struttura è realizzata in griglia metallica e  “muri” in nylon, che probabilmente qualche problema di privacy lo creano, mentre all’interno lo spazio include una scrivania, un letto e un armadio, il necessario ad eccezione dei servizi che crediamo siano previsti per ogni piano dell’edificio. Il prototipo è stato messo alla prova e realizzato all’interno di un garage abbandonato di Bangkok dove due giovani designer hanno vissuto, vedere il video per credere.

ARCHITECTURE / EXHIBITIONS

CHICAGO ARCHITECTURE BIENNIAL

Più di cento designer provenienti da 30 Paesi e 6 continenti, sono questi i numeri di apertura della prima Biennale d’Architettura a Chicago. Il tessuto urbano dove i primi grattacieli hanno fatto la loro comparsa, in questa occasione non guarda solo al passato ma al futuro con una biennale dalla tematica risonante:

The state of the Art of Architecture“.

In programma conversazioni per mettere a confronto posizioni diverse, quelle di architetti, designer, politici, maker da tutto il mondo ed esplorare come la creatività può trasformare luoghi e modi di vivere in un un contesto contemporaneo.

C’è chi auspica ad un evento fatto meno di social share e più di dibattiti, c’è chi aspettava una occasione come questa per tornare ad analizzare lo stato dell’architettura, chi cerca di andare oltre e provare ad immaginare se e come questa biennale influenzerà i progettisti del futuro.

“You never know where architect will find his muse”

Blair Kamin, Chicago Tribune.

Allora non ci resta che augurarci questo: una biennale ricca di spunti creativi, in grado di stimolare dibattiti e di provocare delle reazioni imponenti, non solo per affermare la propria opinione sullo stato attuale delle cose ma per modificare quello che la storia dell’architettura deve ancora scrivere su libri e pagine di riviste.

CHICAGO ARCHITECTURE BIENNIAL | October 3, 2015 – January 3, 2016

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