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FREY HOUSE II

Dieci giorni, dieci giorni a Los Angeles catapultati da un normale Ottobre milanese al sole della California, a quello stile di vita che ci è sembrata una boccata d’ossigeno più che un viaggio.

Dopo questi dieci giorni passati a cercare indirizzi improbabili di case nascoste in quartieri banali e disegnate da nomi celebri dell’architettura, abbiamo lasciato L.A. alle nostre spalle e abbiamo imboccato una di quelle strade che in California offrono un paesaggio fatto di sabbia a destra e sabbia a sinistra, il deserto.

Siamo arrivati a Palm Springs ed era proprio come una di quelle cartoline che descrivono l’America degli anziani in viaggio premio e le guide turistiche con l’ombrellino a ripararsi dal sole, ma noi lì siamo arrivati con in testa la voglia di realizzare un desiderio che da qualche anno ricorreva nella nostra lista dei viaggi da fare, primo o poi, nella vita.

Un angolo tra cielo, sabbia e rocce

Siamo arrivati a Palm Springs per l’anteprima della Modernism Week, la manifestazione che apre due volte all’anno le porte di gioielli dell’architettura Mid Century e permette ai comuni mortali di toccare con mano quelle case viste troppo in troppi libri.

Partecipare alla Modernism Week apre le porte di tante case e noi avevamo scelto di vedere la Frey House II, un po’ per caso un po’ perché certe foto ci avevano fatto sognare ancora prima di partire.

Faceva caldo, soprattutto per noi che eravamo abituati all’autunno di Milano e, dopo aver girato a vuoto per le strade di Palm Springs, abbiamo trovato il punto di incontro per partire con la visita di questa casa che non è raggiungibile con mezzi privati. Ci siamo seduti nel van e abbiamo aspettato poco o tanto non lo so perché ero troppo distratta da quello che vedevo tra il vetro e le tendine, fino a quando abbiamo scoperto questo angolo tra cielo, sabbia e rocce che Albert Frey aveva deciso di chiamare casa.

Quello che si dice sulle dimensioni in questo caso è vero, la Frey House II è piccola. In un solo colpo d’occhio ho visto cucina, bagno, salotto e camera da letto ma who cares se tutt’intorno la casa si apre verso un paesaggio da togliere il fiato. Il confine tra interno e esterno smette di esistere, le rocce oltre il vetro diventano parte della casa, l’acqua che sembra essere un miraggio è invece la piscina a pochi centimetri dal salotto.

I colori della natura sono parte di questa casa e la poesia tra il costruito e la natura è racchiusa in quella tenda gialla noncurante del suo essere poco convenzionale, nell’appoggiarsi contro una roccia piuttosto che una parete.

E’ stato bello fermarsi per un attimo e immaginare di svegliarsi nel 1964 in quella casa con la vista a perdita d’occhio su Palm Springs e sul deserto; di lavorare come aveva scelto Albert Frey da un piano rialzato per avere un punto di vista privilegiato sull’intorno.

Il caldo, le tende azzurre e gialle, le piastrelle rosa del bagno, il beige della sabbia e i riflessi dell’acqua sono tra quei ricordi che si mettono in valigia e si portano a casa come il più prezioso dei souvenir e la voracità con cui abbiamo cercato i dettagli di quella casa sono la dimostrazione che certe passioni non le puoi lasciare tra le pagine di un libro.

Photo Credit: Simple Flair

ARCHITECTURE / featured / TRAVEL

LOS ANGELES GUIDE, TRAVEL + DESIGN

Dopo BerlinoLondra arriva la guida di Los Angeles, la terza città vista dal punto di vista di simple flair. Abbiamo già raccontato parte di un viaggio straordinario in California ma con la guida arriva lo strumento da utilizzare per vedere il meglio di quello che abbiamo scoperto.

Non solo una città ma un mondo da scoprire e non solo per le sue dimensioni, ci riferiamo alle realtà che coesistono in questa parte di West Coast che tanto amiamo.

Non è facile innamorarsi di Los Angeles, bisogna viverla dall’interno, al di fuori delle rotte troppo turistiche – bandite mete come la walk of fame – per immergersi nei ritmi che la caratterizzano. E’ un mix di città e oceano, di ville blindate e surfisti a piedi nudi, di cieli e palme, di hamburger e avocado. E’ tra le sue smagliature che si trova la bellezza che ci porta a passare di qui ogni volta che ne abbiamo la possibilità.

Quella vicinanza con l’oceano, la possibilità di fuga verso Venice – Malibu – Santa Monica quando la città sembra chiedere troppo è una ricompensa che qui non ha valore.

Ci ha chiesto tante energie, non è una città semplice da scoprire per apprezzarla, ma tutta quell’energia torna indietro come un boomerang, quando si ha la lucidità di fermarsi per qualche ora, per razionalizzare tutto quello che si vive a Los Angeles.

Alla consueta rassegna di negozi, hotel e ristoranti si aggiunge un approfondimento sulle icone Mid Century dell’architettura che abbiamo visitato: quelle case sono un bagaglio di ricordi che pochi altri viaggi ci hanno lasciato, non potevamo non condividerlo.

La guida di simple flair su Los Angeles non è enciclopedica, vuole essere un modo per portarvi fuori dalle rotte consolidate e quando arriverete a destinazione guardatevi intorno, scoprite il bello che vi circonda perché Los Angeles si muove ad una velocità incredibile ed è difficile da sintetizzare.

Per scoprire tutti gli indirizzi basta scaricare il pdf, un progetto grafico in collaborazione con Veronica Volta, e lasciare che questa guida sia il supporto ideale per il prossimo viaggio a Los Angeles e non dimenticate di condividere attraverso #simpleflairLOSANGELES e #simpleflairMODERNISM.

Photo Credit: simple flair

DESIGN

PROPS, IN CEMENTO E MARMO

Lo studio di Los Angeles Besler & Sons ha disegnato una collezione di oggetti per la casa e lo ha fatto con uno stile inconfondibile.

Tutta la collezione nasce a partire da una riflessione sul materiale scelto, nello specifico si tratta di quello che in Italia chiamiamo terrazzo veneziano.

Il brand californiano, fondato dai coniugi Erin e Ian Besler, ha realizzato a mano questi pezzi con frammenti di marmo e cemento, materiale generalmente utilizzato negli edifici per la sua caratteristica, tradizionale, durevolezza.

A questo gioco di cambio di scala, dalla pavimentazione di un edificio ad un oggetto decorativo, si sommano e forme e i colori iconici, il risultato è una collezione elegante e minimale adatta ad ogni tipo di ambiente.

Fatti a mano in California

Il vero quid è nella funzione, più nello specifico nella sua non funzione: questi oggetti possono essere utilizzati in molteplici modi, da supporto per i libri a fermacarte, in ogni caso saranno un elemento di decoro destinato a non passare inosservato.

ARCHITECTURE / INTERIORS / TRAVEL

FARMSHOP MARIN

Basterebbe sapere della vicinanza alla baia per prenotare un tavolo ma anche fare un passo all’interno del Farmshop Marin non sarà una delusione. La California si respira all’esterno ma anche all’interno del locale, con un ambiente sofisticato e rilassato tipico del luogo.

Alcuni elementi contribuiscono a creare l’atmosfera: delineano lo spazio in modo naturale un camino acceso nella sala, le ampie aperture, la luce riflessa sulle superfici lucide e un salotto accogliente a disposizione dei clienti.

La sala principale con pianta ad L è dominata dalla bancone bar, dove all’elegante piano in marmo si affiancano le lavagne con il menù scritto a mano per un contrasto che riassume lo stile sofisticato ma moderno del Farmshop di Marin Country Mart.

All’interno la luce filtra senza lesinare attraverso gli infissi realizzati su misura riflettendo sui tavoli in legno scuro, cemento a terra e piastrelle sulle pareti. L’effetto è opposto sui divani in velluto, scelti come elemento alternativo alle sedute in legno lungo il perimetro della sala sono anche il mezzo per allinearsi con il trend del momento nell’arredo di locali come questo.

Nel salotto, a disposizione dei clienti anche come sala da pranzo riservata, tornano i materiali scelti per il resto del progetto, tra cemento e velluto, in uno spazio consistente e strutturato per vivere di contrasti.

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art / EXHIBITIONS

LUCID STEAD, CALIFORNIA

La California ed il suo deserto tornano ad essere la scenografia ideale per un’istallazione che ha portato gente anche dal Canada sulla High Desert California. Lucid Stead ha un solo protagonista e non è il suo progettista Phillip K Smith III ma la luce: quella riflessa, quella artificiale, quella programmata.

Questo intervento, tra l’artistico e l’architettonico, a Joshua Tree sembra un alieno appena arrivato da un altro pianeta con le sue luci, i colori che cambiano e la tecnologia quasi sconosciuta.

Lucid Stead con i suoi specchi riflette la sabbia del deserto di giorno, con i LED si illumina quando il sole scende ed è stato programmato con Arduino (scheda elettronica totalmente italiana).

L’opera si trasforma, sconvolgendo la quiete e seguendo il ritmo del deserto, quello del giorno e della notte, catturando lo sguardo come solo un miraggio riesce a fare.

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