DESIGN / featured

SIZE DOESN’T MATTER

Nono solo #allisdesign ma anche nessun limite di dimensione per pezzi ad alto tasso di progettazione, in questo caso ci concentriamo su oggetti con dimensioni che variano da pochi centimetri ad un coffee table per raccontare una parte di design contemporaneo.

Il titolo parla chiaro: le dimensioni non contano. Oggetti di design che non hanno nulla da invidiare alla complessità dei grandi arredi, che spaziano per funzione dai portacandele ai vasi. Spessodietro le forme e i colori di questi oggetti si celano nomi celebri del design, da Sottsass ai fratelli Bouroullec in molti si sono cimentati nel progetto di piccoli oggetti.

Prodotti: in copertina Textures & Colors (VPT&C) collection di Dimitri Mahler; Upside down cup di Dimitri Mahler; Marblelous sun mirror di Aparentment; Ruban Mirror di Hay; Standing Bowl di Fort Standard; Bits and Bobs di Hay; Fundament candleholder di Frama; Diana A Side Table di Classicon, Cube Stapler di Tom Dixon; Footed bowl di Mitosi Ceramiche; U candleholder di Minimalux.

Credits: store.wallpaper.com

food / INTERIORS / TRAVEL

ODETTE, AN ODE TO LOVE AND FOOD

Cucina francese e due stelle Michelin per Odette, il ristorante a Singapore guidato dallo chef Julien Royer che ha scelto questo nome come omaggio ad un grande amore, quello per la nonna.

Una figura femminile fondamentale per la formazione dello chef, che gli ha permesso di capire come il cibo possa essere uno strumento per dimostrare amore, e tutta questa dolcezza si legge nelle tinte pastello e nei materiali naturali scelti per gli interni.

Odette si trova all’interno della National Gallery, precedentemente sede della Corte Suprema di Singapore, in un edificio in stile classico rivisto e modificato dal progetto di Universal Design Studio.

All’interno gli ambienti sono sobri ed eleganti, con colori pastello e cucina a vista, e i materiali di pregio come marmo e ottone chiudono il cerchio intorno al progetto.

 

 

Per sedersi da Odette la lista d’attesa è di un mese 

La sala da pranzo è abbagliante, nonostante le scelte progettuali siano curate e misurate, e piatti sembrano opere d’arte edibili: non sorprende che per sedersi alla corte di chef Julien Royer sia necessario prenotare con un mese di anticipo.

Odette, con due stelle Michelin e il premio come miglior ristorante  di Wallapaper per il 2016, è nella wishlist di ristoranti da provare.

 

ARCHITECTURE / DESIGN / INTERIORS

OCTOBER: 1st WEEK, BESTS

A guardare bene i puntini da connettere, un filo conduttore comune in grado di congiungere contenuti diversi c’è sempre stato, quello che cambia è raccontarlo nel modo più chiaro possibile.
Il sabato è il giorno dei tempi dilatati, della sveglia posticipata e del movimento più lento sul touch screen, per captare con più attenzione quello che durante la settimana scorriamo senza aver tempo di leggere.

Una selezione tra i contenuti pubblicati e le news dell’ultima ora per avere ben chiaro quello che è accaduto negli ultimi giorni

Questa settimana sono in evidenza storie di artigianato, vicinanza alle tendenze senza mai diventarne schiavi, di scelte meticolose nei materiali nelle lavorazioni. Ad oggi, di ognuna di queste realtà, sono un punto di riferimento per la progettazione.

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Il meglio della settimana



Casa Z – questo progetto dello Studio Librizzi esalta un piccolo spazio con scelte fatte per coniugare ottimo artigianato, disegno su misura, icone del design e soluzioni per piccoli spazi. La parete divisoria mobile tra cucina e salotto rivestita in acciaio, il legno caldo contrapposto alla resina della pavimentazione sono note armoniche in un progetto circolare, con un inizio ed una fine e senza sbavature.


Egg Collective
– un trio tutto al femminile di base a New York e queste sono solo le premesse per raccontare il percorso di Egg Collective un brand che riesce ad affiancare design di pregio, artigianale e destinato a durare nel tempo, con artisti selezionati per essere rappresentati. La patina del tempo è il valore aggiunto che Egg Collective prevede in ogni prodotto per far sì che non solo duri ma migliori nel tempo.


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Tra design e interni




Interview, Pietro Russo – una chiacchierata con chi la progettazione l’ha scelta consapevolmente, dopo aver studiato pittura e scenografia Pietro Russo è approdato nel mondo del design e degli interni. Una visione ben chiara della progettazione, indirizzata al recupero delle lavorazioni tradizionali e portata alla produzione di vere icone, e fatta per “le storie delle persone che abitano o abiteranno le loro nuove case sono fondamentali”.

Caffè Paradiso – Questo progetto di ristrutturazione curato da Nomos è un nuovo spazio commerciale dove si respira un’atmosfera calda e avvolgente, dominata dai colori della pavimentazione. All’interno il bancone dai brodi curvi, i rombi a parete e gli archi esistenti dialogano secondo un linguaggio geometrico spontaneo.


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INTERIORS / TRAVEL

CAFE’ PARADISO GENEVE

Il Café Paradiso è il risultato della riqualificazione di uno spazio commerciale in una ex area industriale di Ginevra, ad opera di Nomos. All’interno il bancone dai brodi curvi, i rombi a parete e e gli archi esistenti dialogano secondo un linguaggio geometrico spontaneo.
Il progetto si amplifica e si estende dal piano terra al primo con la pavimentazione a fare da legante, un terrazzo di marmo bianco e nero di Carrara e rosso di Verona.

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Un linguaggio geometrico spontaneo



I colori del pavimento sono quelli che poi ritroviamo all’interno dello spazio, con una predominanza di bianco per l’involucro architettonico e di nero per gli arredi, il richiamo all’Italia fatto attraverso la scelta dei materiali è sottolineato dal lampadario in ottone vintage, materiale a sua volta presente in diversi dettagli progettuali.

Un’atmosfera calda ed avvolgente, peccato che le foto non possano raccontare anche il profumo di caffè che immagino si respiri all’interno.

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credits: Miguel de Guzman

DESIGN / interviews

INTERVIEW: PIETRO RUSSO

Pietro Russo è tra le figure che possono raccontare una storia d’amore per la creatività, una passione per il design e gli interni maturata negli anni dopo gli studi dedicati alla pittura e alla scenografia. Pietro Russo approda nel mondo del design con una visione ben chiara della progettazione, indirizzata al recupero delle lavorazioni tradizionali, spaziando dagli interni al prodotto e producendo vere icone, come la libreria Romboidale.

Il suo percorso personale e lavorativo inizia a Firenze, passa per Berlino ed approda a Milano dove nel 2010 ha fonda il suo Studio.

Firenze mi ha aperto al mondo dell’artigianato



E’ sempre interessante capire qual è il percorso fatto da un creativo. Durante la tua formazione hai studiato scenografia, ma in fondo la casa non è per natura la “scenografia” della vita domestica? Quanto sono importanti le storie dei personaggi che la abitano per riuscire a realizzare un progetto calibrato sulle esigenze di chi ci vive ogni giorno?

Le storie delle persone che abitano o abiteranno le loro nuove case sono fondamentali in questo processo di creazione e progettazione. Io instauro sempre una relazione con con i miei clienti, è importante che ci si tra di noi uno scambio culturale, la scenografia dell’ambiente domestico nasce anche dai questi dialoghi che spesso si hanno davanti ad un bicchiere di vino, o ad una cena, e che riguardano i loro gusti, i loro interessi e le loro passioni. Il ruolo dei clienti crea un compromesso, il designer diventa una sorta di demiurgo che interpreta i gusti o il cattivo gusto dei clienti per trasformalo nella scenografia finale. A volte è quasi una sorta di educazione al gusto reciproca, anche il cliente può essere ad educarmi in alcuni casi, si generano sempre degli scambi. Tutto quello che gira intorno alle loro passioni può diventare il lietmotiv della casa.

Nei progetti di product design ci sono chiari riferimenti alla matericità, all’importanza delle lavorazioni e alla professionalità degli artigiani. Quanto hanno influenzato i tuoi progetti le città dove hai vissuto e lavorato?

Le città in cui ho vissuto hanno sempre influenzato tantissimo il mio modo di fare design. Firenze è stata una delle città che mi ha aperto più di tutte al mondo dell’artigianato ma la tempo stesso i suoi artigiani non erano molto disponibili e con caratteri difficili, mentre Milano e i suoi artigiani sono molto più preparati allo scambio di conoscenze e sapere con i designer e ad andare in contro alle sue richieste.

Dalla quotidianità al virtuale, Design e web. Ti aggiorni attraverso siti e social?

Mi aggiorno il minimo indispensabile, è utile e importante sapere cosa fanno gli altri e cosa succede nel mondo ma fino ad un certo punto però, perché è ancora più importante non farsi influenzare troppo dalle mode e dalle tendenze, preferisco dare spazio alle visioni personali e alla ricerca, come feci anni fa, dedicandomi alla biologia, intesa come rappresentazione grafica del mondo animale o vegetale, soprattutto incisioni fine 800 o come sto facendo in questo momento in cui mi sto indirizzando la mia ricerca sulle resine e gomme naturali che si possono trovare in natura.


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