DESIGN

DOMESTIC APPEAL

Avevo già parlato di Chamber e torno a farlo per raccontare la terza di quattro mostre presentate dalla galleria di New York in collaborazione con Matylda Krzykowski, incentrata sulla dimensione domestica e ispirata al collage di Richard Hamilton “Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing?”.

Matylda Krzykowski si è interrogata su come gli oggetti siano in grado di controllare il nostro modo di usarli, uno degli esempi più semplici è quello di una sedia poco ergonomica che  condiziona il modo di sedersi. Gli arredi presentati in occasione della mostra “domestic appeal” sono stati realizzati per l’occasione in esclusiva e sono spesso il risultato del confronto tra i designer coinvolti e Matylda Krzykowski.

I temi ricorrenti nei diversi progetti raccontano storie ironichecolorate e irriverenti con una forte matrice legata al mondo del gioco, non solo come momento di leggerezza ma come punto di partenza per provare interpretare il mondo del progetto attraverso una via del tutto personale.

Chamber attraverso questo ciclo di mostre si discosta dalle proposte omologate delle classiche gallerie di arte/design e si pone come attore centrale all’interno di un contesto fatto di sperimentazione.

L’audacia della galleria newyorkese viene  premiata con la qualità dei lavori dei singoli designer esposti.

Realated post:

ARCHITECTURE / EXHIBITIONS / INTERIORS / TRAVEL

Galería OMR, il brutalismo riqualificato

La Galería OMR cambia casa e si sposta in una nuova location, all’interno di un edificio brutalista conosciuto come Sala Margolin e precedentemente destinato alla vendita di dischi e libri.

La galleria d’arte contemporanea si inserisce in questo edificio esistente e il progetto degli architetti Arnaud & Werz prevede di conservare il più possibili lo stato originario delle cose, ad accezione di migliorie e piccoli aggiustamenti per gli interni.

L’edifico brutalista esistente convive con la nuova estensione

Lo spazio espositivo è generoso: il carattere originario dell’edificio è ben evidente, il soffitto a cassettoni e i sottili pilastri perimetrali in cemento raccontano la fusione tra la vita passata e quella presente di questo esempio di architettura brutalità a Città del Messico.

Completano lo spazio espositivo principale al piano terra un cortile di accesso, la reception, uno spazio di archiviazione e un giardino posteriore collegato al bar. Oltre a questi spazi è stata aggiunta un’estensione verticale che ospita gli ulteriori spazi necessari alla galleria che per evitare di stravolgere l’edificio esistente è stato scelto di inserire all’interno di una nuova porzione di spazio.

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lo spazio aggiunto è polifunzionale, vi si accede da una scala al lato della nuova facciata in acciaio e vetro, con funzioni accessorie e/o necessarie come gli uffici, la sala riunioni, la cucina e la terrazza.

Il progetto di Arnaud & Werz riesce a conservare l’esistente valorizzando la struttura originaria e dare giusto spazio ad ogni funzione della Galleria OMR, un’istituzione nel mondo dell’arte contemporanea che esprime la sua sensibilità progettuale attraverso la nuova sede.

Credits: Rory Gardiner

DESIGN / EXHIBITIONS / TRAVEL

JUST WHAT IS IT

Chamber è una delle gallerie che seguiamo ad ogni suo passo, con un alto tasso di progetti e mostre interessanti si distingue nel panorama newyorkese con le sue limited editions tra design e arte.

Non è un’eccezione la collezione #3 in mostra fino al 3 dicembre e curata dalla designer Matylda Krzykowki, co-founder dello spazio Depot Basel dal 2011.

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Una collezione di pezzi unici, tra design e arte

Sono 39 i pezzi esposti e molti di questi realizzati appositamente per la galleria che ha stimolato artisti e designer da tutto il mondo con il tema “Just What Is It” e le immagini parlano da sole, raccontano un livello progettuale sofisticato e variegato.

Segnato questo indirizzo perché sarà molto utile durante il prossimo viaggio a NY:
Chamber 515 W. 23RD STREET NY, NY 10011

credits: chambernyc.com

art / interviews / lifestyle

INTERVIEW: DOMENICO ROMEO

Da tempo conosciamo Domenico ma non ci avevamo mai lavorato insieme prima del progetto per NikeLab, dove ha curato il cahier di presentazione ed ha fatto l’art direction dell’evento. Il suo lavoro è davvero unico e con uno stile riconoscibile in mezzo a mille, abbiamo capito il perché con questa intervista. Come ogni creativo è una persona di principio, con solide fondamenta nei suoi ideali e tutta questa coerenza quasi anacronistica si percepisce in modo profondamente piacevole nelle sue opere.

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“Non dipingo per abbellire”



Ecco la nostra chiacchierata con Domenico.

• Il tuo stile è molto potente e riconoscibile, come è nato?

Il mio stile attuale deriva da anni di ricerca sulle lettere e sul gesto che le genera. Nasce da un amore per gli alfabetici gotici e per la calligrafia e si sviluppa sperimentando nuove forme di astrazione delle lettere stesse, grazie anche all’utilizzo di vari utensili non propriamente destinati alla scrittura.

• Nel progetto per il cahier di Nike c’è un messaggio specifico? Qual è l’idea di fondo?

Quando mi è stato commissionato il progetto ho pensato all’idea di Lab. Cosa un vero laboratorio dovesse contenere e cosa realmente il NikeLab rappresentasse per la mia esperienza personale. Diverse personalità con diversi background rappresentate da diversi stili di lettere e generate da diversi tools. Montato però insieme a costituire un pattern quindi un Unico, con unico fine.
La tecnica di stampa ha fatto il resto, conferendo un carattere silenziosamente patinato ma originale. Nero, nero su nero.


• Arte, grafica, lettering. Qual è il tuo rapporto con il concetto di progetto?

Diversi progetti scaturiscono da necessità diverse e generano diverse sensazioni, quindi diversi approcci.
Io tendo a differenziare la parte grafica, che considero più scientifica, da quella artistica che è sicuramente più passionale. Approccio un progetto grafico cercando di risolvere problemi di comunicazione ed esaudendo le richieste del cliente.  L’approccio all’arte deve invece soddisfare la mia ricerca. Sto esplorando anche una zona grigia di grafica d’arte in cui entrambi gli aspetti collidono.

• Si percepisce una carica personale e interiore in quello che fai, come influisce sui progetti di grande scala come quelli su strada?

Il mio approccio progettuale è sempre uguale indipendentemente dalla dimensione, ovviamente contestualizzo il progetto a livello architettonico e sociale. Non è sempre facile l’impatto con chi ne deve fruire perché ognuno percepisce l’opera in modo diverso in base ai filtri culturali che possiede. Non sempre è apprezzato ciò che faccio, ma sicuramente genera domande che è il mio principale obiettivo. Non dipingo per abbellire.

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• La contaminazione è vitale, oggi più che mai. Quanto conta per te?

Se non c’è contaminazione non può esserci produzione. Seppur c’è chi pensa che ogni creativo vivente morirà solo (condivisibile), io penso che non ci sia un vero creativo vivente che crei da solo.



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EXHIBITIONS

SUMMER 2016: BEAUTIFUL EXHIBITIONS ARE EVERYWHERE

Tempo di stare all’aria aperta, di perdersi all’interno di spazi nuovi e magari riuscire a riempire occhi e testa di arte, quella che mescola landscape e oggetto, scale diverse in dialogo constante. Dal deserto del Nevada a Londra  cambiano i materiali, i colori, le forme ma per tutti varebbe la pena programmare una visita prima della fine dell’estate 2016.

Cabin by Rachel Whiteread – New York
Rachel Whiteread ha già vinto il Turner Prize e con questo rifugio con vista dalla metropoli offre un punto di vista proprio del rapporto tra costruito e paesaggio, aperta al pubblico fino al 25 settembre sulle colline di Governors Island.  SUMMER_EXHIBITION_2

À Ciel Ouvert by Felice Varini (Marsiglia)
La Cité Radieuse di Le Corbusier si trasforma sotto il tratto deciso di Felice Varini, con un’illusione ottica che include diverse parti dell’edificio, da vedere e scrutare secondo i diversi punti di vista.SUMMER_EXHIBITION_3

Rockaway by Katharina Grosse (New York)
L’installazione, realizzata in sette giorni con abbondante vernice spray e visitabile fino a fine novembre, è l’ultima opera della tedesca Grosse. Un edificio trasformato in opera, coinvolgente con il bianco per catturare la luce e il rosso per confrontarsi con lo spettatore.SUMMER_EXHIBITION_6

Olafur Eliasson at Chateau de Versailles (Versailles)
L’artista danese-islandese Olafur Eliasson con le sue otto opere a Versailles stravolge la percezione degli spazi e dell’ambiente, cinque all’interno e tre all’esterno tra cui una cascata.SUMMER_EXHIBITION_4

Serpentine pavillion by BIG (Londra)
Un muro inclinato realizzato da piccole componenti, ripetute e ruotate fino a creare quasi un senso di timore per il visitatore. Lo studio Big conosce bene il risultato di queste scelte progettuali, le intraprende per ottenere risultati come questo.SUMMER_EXHIBITION_5

Seven Magic Mountains by Ugo Rondinone (deserto del Nevada)
Sette montagne magiche realizzate sulla sabbia del deserto del Nevada, vicino Las Vegas, con la sovrapposizione di pietre rimarranno in esposizione per due anni. Queste sette sculture dai colori accesi sono un omaggio alla storia della land art e sono il contrappunto nel deserto alle luci di Las Vegas.SUMMER_EXHIBITION_1

Credits: Timothy Schenck, Anders Sune Berg, Iwan Baan, Nevada Museum of Art.

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