ARCHITECTURE / INTERIORS

THE OLD SOUL OF ECO BAR

Una città e le sue storie, i suoi abitanti, i sali e scendi e infine loro: le infrastrutture. In un epoca di espansioni sregolate e pressoché anonime Ragusa sgomita tra l’esser città di carattere e periferia sconosciuta.

Da desideri e aspirazioni nasce il progetto di Giuseppe Gurrieri, architetto ragusano che è riuscito nell’intento di riconvertire una zona di periferia caratterizzata da vuoti urbani ed espansioni senza logica.

Il progetto prevede proprio il recupero di una biglietteria fatiscente situata ai margini di un area di transito veloce. L’area presenta infatti alcuni servizi per la collettività come attrezzature sportive, scuole e relativi parcheggi pertinenziali.

Un non luogo privo di identità, in cui milioni di individualità si incrociano senza relazionarsi. La scelta del progettista è un approccio sensibile, rispettoso del luogo ma di forte carattere.

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Circondato da interventi anonimi l’architetto sceglie di dare una seconda pelle all’edificio, o una nuova possibilità per così dire.

Legno Iroko e pannelli di Aquapanel circondano il familiare volume, a forma di casetta a due falde, e si tingono di giallo acceso per un immediata visibilità.

Nasce ECO BAR. Il risultato è un intercapedine interna perfettamente sfruttabile e  un involucro esterno, composto da elementi verticali in Iroko, da cui si nascondono piani d’appoggio e sedute.

All’interno un bistrot dal sapore retrò mescola il grezzo del cemento a vista con colori matt, completandosi con l’imponente blocco monolitico in ferro del bancone.

photo credits: Filippo Poli

INTERIORS / TRAVEL

BASE MILANO: A PLACE FOR CULTURAL PROGRESS

Apre i battenti BASE Milano, un co-working space che restituisce alla città uno spazio storico – quello dell’ex Ansaldo – per renderlo un polo culturale ad alto tasso di innovazione. Grazie ad un intervento radicale il grande fascino architettonico dei 6000mq delle ex acciaierie hanno trovato una nuova vita, diventando una vera e propria casabase per i talenti e le imprese nel campo dell’arte, della cultura e della creatività.

E la vocazione di BASE di ospitare molteplici scenari e diventare il palinsesto dove si muovono persone, attività e processi si è riflessa sul concept alla base della trasformazione dei suoi spazi.

DSC8835-©valentinasommariva_BASE_hr

 

Ad occuparsi di questo imponente progetto sono stati gli architetti Giancarlo Floridi e Angelo Lunati di Onsitestudio e il loro progetto ha davvero riqualificato in maniera significativa l’edificio esistente, creando un senso di continuità fra elementi nuovi e preesistenti senza però alterare la qualità degli spazi esistenti.

«L’intervento è stato in “levare”, a togliere anziché aggiungere: attraverso un lavoro di sottrazione delicato, accurato e non eclatante, ha ridotto gli elementi tecnici e impiantistici, le interferenze visive o spaziali, le barriere, per permettere la lettura più chiara possibile della dimensione e del carattere degli spazi e, con loro, delle attività diverse che simultaneamente vi si svolgeranno»ci ha spiegato l’architetto Floridi.

«Il focus dell’intervento si concentra nella relazione tra le grandi aule ex-industriali e una serie di elementi e volumi di varie dimensioni che contengono i servizi».

DSC8862-©valentinasommariva_BASE_hr

Anche la scelta dei materiali utilizzati ha voluto omaggiare la funzione che BASE Milano aspira ad avere.

«Si è utilizzato un catalogo limitato di materiali al fine di ottenere in questo modo uno sfondo quasi sfocato sul quale potessero spiccare protagoniste le installazioni, le micro-architetture, gli eventi culturali, ma soprattutto le persone» ha continuato. «Gli elementi aggiunti all’esistente sono immediatamente leggibili per la loro natura differente in relazione ai grandi spazi bianchi e ai pavimenti mantenuti nel loro carattere di originalità, ancora segnati dalle tracce delle attività precedenti»

E questa sera alle 19.00 alla serata d’inaugurazione di BASE Milano, potrete ammirarli anche voi.

credits: Jacopo Benassi

ARCHITECTURE

NON PROGRAM PAVILLON AND NATURE

Nel sud della Spagna, tra scorci marini e vegetazione rada e odorosa, si srotola il Non Program Pavilion di Jesus Torres Garcia Architects, un progetto che trova in un simile scenario la sua identità. Come un elemento naturale sfiora il terreno e manifesta la propria presenza con riservatezza, attraverso la struttura a specchio riflette l’intorno integrandosi con questo.

Il non Program Pavilion, seguendo le orme di Niemeyer, si estende nel contesto naturale fino a scomparire nel paesaggio, cancellando il margine così labile tra intervento e intorno.Il gioco di trasparenze e riflessi lega indissolubilmente l’architettura al paesaggio, che viene quasi catturato dalla purezza del vetro e dalla neutralità del legno come un morbido nastro.

 Il nome stesso fa riferimento alla libertà organizzativa dello spazio: un non-contenuto come se non fosse realmente presente, e un non-programma con una flessibilità che avvolge esposizioni, eventi musicali e attività culturali.

non-program.pavillon_4credits: archiportale.com

editorial

EDITORIAL #0

Cinque anni e noi li festeggiamo a modo nostro: una nuova veste grafica (ogni occasione importante ha il suo dress code), più persone dietro lo schermo per scrivere ogni giorno (che festa sarebbe senza amici) e alcune novità per fare passi in avanti senza dimenticare quello che fino ad oggi è stato Simple Flair.

Molti cambiamenti si scoprono navigando, passando da una pagina all’altra, leggendo nomi nuovi mescolati a nomi di sempre.

Ha un nuovo look, indossa il suo vestito migliore, ma i contenuti continuano ad essere tutti scelti secondo quello che più o meno consapevolmente è diventato uno slogan o, volendo dirlo con un linguaggio diverso, un hashtag: #allisdesign.

Ci infiliamo sempre tra le insenature più strette alla ricerca del design che incontra territori nuovi, intrecciando architettura e arte, design industriale e artigianato con incursioni nel mondo della moda, del food, della grafica e dei viaggi.

Una prima novità si legge qui, tra le righe, ed è l’editoriale che ogni mese anticiperà le uscite delineando quello che sarà e facendo un punto su quello che è stato.

Questa volta ci soffermiamo su quello che sembra essere un ritorno al decoro, trasversale ed eclettico, espressione di uno stile del tutto personale viene declinato secondo linguaggi diversi. In principio è stato il marmo a fare il suo ritorno spregiudicato, invadente, dai rivestimenti agli oggetti le sue venature sembravano un’epidemia e oggi si affianca a carte da parati, ottone e velluto in combinazioni rinnovate.

I motivi anni Cinquanta si mescolano ad una foresta di piante da interni, protagoniste di ambienti privati e commerciali, adagiate su piastrelle esagonali.

Se a tutto questo si affiancano pezzi di modernariato il gioco è fatto.

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Prima del brindisi i ringraziamenti: a chi ogni giorno legge, condivide, scrive, disegna, ascolta, lavora per rendere questo progetto concreto.

Cin, a questi primi cinque anni.

S.F.

ARCHITECTURE / INTERIORS

LEDGE HOUSE

Dallo studio Materium una nuova casa unifamiliare a Singapore; nuova non solo in senso stretto ma anche nel concept che regola ogni ambiente e scelta progettuale. La condivisione degli spazi, la comunicazione e la scelta di aumentare gli ambienti comuni piuttosto che quelli privati sono il cuore di questo progetto.

Un’abitazione per tre persone che va in controtendenza con le tipologie più classiche dove si tende ad avere il maggior numero di camere, in questa casa il punto focale sono gli spazi di condivisione. Anche all’interno della stessa famiglia.

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Uno sbalzo che attraversa l’intera casa diventa chiave di lettura per ogni piano ed angolo progettato, il cuore della casa diventa lo spazio a doppia altezza che lega ogni ambiente ed ogni piano.

un concept nuovo, diverso che ripensa il concetto di casa condivisa

Ogni componente della famiglia percepisce così sempre la presenza degli altri avvolta dalla luce naturale che filtra in tutto lo spazio dalle grandi finestre. Materiali inconici e decisi per un luogo in cui non mancano certo spazi intimi e privati, anch’essi però declinati in maniera diversa e decisamente marcata. Come ogni buona scelta progettuale.

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