ARCHITECTURE / INTERIORS

HOME-OFFICE BY STUDIO FARRIS

L’edificio originario, costruito nel 1915, era una residenza nelle Fiandre, convertito oggi in home-office dallo Studio Farris. L’intervento è preciso, tanto misurato quanto sconvolgente nel senso che ha totalmente stravolto gli interni lasciandone intatto l’aspetto esterno.

Questo contrasto tra la storia passata all’esterno e la storia contemporanea all’interno rendono l’intervento ancora più accattivante, perché dopo la facciata in mattoni non ci si aspetta una sorpresa del genere.

Il progetto dello Studio Farris ha portato alla demolizione di molte delle partizioni interne, eliminando alcune piccole stanze l’ambiente è diventato fluido, con molta luce a riempirlo e visuali del tutto nuove.

A dominare la scena di questo spazio di lavoro è la struttura realizzata con travi di legno di quercia: è un arredo ma anche la scala, il soppalco e il contenitore multifunzione dove trovare posto per lavorare.

Nonostante la struttura in legno quasi scultorea e gli interni molto simili ad una galleria d’arte in questo ufficio ci sono tutte le funzioni necessarie allo svolgimento delle tradizionali attività di un lavorative con tavoli da lavoro, librerie, sala riunioni e zona lettura.

Un progetto fatto di incastri, di visuali nascoste e svelate, il tutto grazie ad un unico cuore progettuale fatto di legno di quercia.

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Credits: Koen Van Damme

INTERIORS

STUDIO JOB’S LOFT IN ANTWERP

In una werehouse degli anni Cinquanta convivono adesso i pezzi d’arte e design selezionati dal duo formato da Nynke Tynagel e Job Smeets, in arte Studio Job. La natura eclettica dei loro progetti si ritrova anche all’interno di questa casa-studio, dominata da elementi decorativi e raffinati materiali è situata in un quartiere ricco di artisti e designer ad Anversa.

L’edificio, scelto per la struttura dalle forme semplici e le solide fondamenta in calcestruzzo, è stato totalmente ristrutturato nel 2008 senza però alcun intervento invasivo nella distribuzione interna degli spazi: il loft è rimasto un unico grande open space, una tela utilizzata come sfondo per ospitare la selezione di arte e arredi. La scala è l’unico elemento progettuale forte all’interno dello spazio, realizzata in legno con corrimano rosso su disegno di Marteen Baas, collega i due livelli dell’abitazione, con zona notte al piano superiore e aree comuni a quello inferiore.

A tratti museale, rimane pur sempre l’abitazione di questi due creativi dai tratti estetici caratteristici, che hanno trovato la loro comfort zone circondati da dipinti e sculture, esprimendo un concetto di lusso fatto di pezzi d’arte e cemento lasciato a vista, per un progetto realizzato senza fare un progetto, dove ogni arredo racconta una storia del

luogo dove vive Studio Job

credits: Dennis Brandsma for EH&I

ARCHITECTURE / INTERIORS

ANTWERP PENTHOUSE

Un attico al settimo piano di un edificio anni Sessanta nel centro di Anversa da utilizzare come abitazione ma anche come ufficio viene progettato dallo studio De Meester Vliegen Architecten con spazi funzionali per la realizzazione di un ambiente dalla duplice natura.

Il progetto ruota attorno ad un volume centrale realizzato in legno per racchiudere spazi funzionali come la cucina e il ripostiglio, ma anche per essere il divisorio ideale in grado di creare punti con maggiore privacy e indirizzare i flussi di movimento.

Oltre al volume in legno lo spazio è fortemente caratterizzato da un parallelepipedo di sette metri in marmo verde, un monolite di due tonnellate ancorato al soffitto che scherma l’ingresso al blocco funzionale e ospita un camino in acciaio e una serie di armadi.

Questo volume in marmo con la ricchezza delle sue venature e la sua ricercatezza cromatica è il bilanciamento essenziale da contrapporre al minimalismo di questo ambiente

oggi ufficio del proprietario ma potenzialmente anche appartamento in città.

Una delle estremità dell’appartamento è destinata alla zona giorno, divisa in due parti è predisposta per la sala da pranzo, riunioni o camera da letto mentre il bagno riprende i toni del del verde del marmo attraverso le tessere del mosaico Bisazza e il minimalismo dell’involucro con con l’arredo in Corian bianco.

Il bianco torna nell’appartamento con le scaffalature in MDF per offrire ulteriore spazio di stoccaggio e convive con elementi d’arredo storico come le sedute di Rietveld prodotte da casina e  per ufficio degli Eames, affiancate al divano Andy di B&B Italia.

A chiudere il cerchio le ampie aperture finestrate lungo il perimetro della penthouse, con la vista sul centro della città e sugli edifici storici di Anversa.

Sembra confermarsi la percezione degli spazi studiati su un numero di elementi limitato, materiali naturali di pregio e un’idea stilistica chiara alla base di tutto il progetto, in questo cassano fondata sul dialogo tra due volumi imponenti in legno e marmo.

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ARCHITECTURE / INTERIORS

THE JANE ANTWERP

Il The Jane Antwerp è il ristorante ad Anversa aperto da meno di un anno dallo chef Sergio Herman insieme allo chef Nick Bril, ma Jane è anche il nome della donna ideale descritta dai due proprietari.

Una donna immaginaria con delle caratteristiche definite e ovviamente coincidenti con quelle del ristorante: chic, sensuale, internazionale, attraente ma misteriosa, sofisticata ma con un’anima rock.

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La donna immaginaria perfetta viene tradotta non solo nei piatti ma anche nel progetto sviluppato per gli interni dal designer olandese Piet Boon ed è questo aspetto che ha maggiormente attirato la nostra attenzione.

Ospitato all’interno della Cappella di un ex ospedale militare accoglie la cucina sotto l’imponente abside ed è racchiusa all’interno di un volume di vetro aperto verso la sala principale.

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Il lampadario sembra sostituire quello che in una Chiesa sarebbe il simbolo della religione e lascia che ogni clienti continui a guardare in alto, conservando anche in questo l’anima originaria dell’edificio.

Una donna immaginaria con delle caratteristiche definite: chic, sensuale, internazionale, attraente ma misteriosa, sofisticata ma con un’anima rock.

Come in una Chiesa o come un accessorio stravagante indossato da una donna di carattere (Jane, ça va sans dire) il lampadario è composto da un nucleo centrale e 150 luci con una struttura metallica nera, realizzato dal .PSlab di Beirut.

Oltre al lampadario dal notevole peso di 800 kg il ristorante è arricchito vetrate illustrate da Studio Job con riferimenti a cibo e bevande e le divise dei dipendenti disegnate da G-Star.

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Jane ha una memoria di lunga data e conserva ogni elemento della precedente Cappella, anche i dipinti e la vernice originaria sono stati conservati con l’utilizzo di un fissante. Portone imponente, soffitti alti e molti dei dettagli originari si fondono con la vita più contemporanea dell’edificio, rispettando e rivisitando la sua precedente vita.

Un ristorante con una personalità espressa in tutto il progetto, dagli interni ai piatti, con lo stesso fascino della Jane che i proprietari hanno immaginato.

Se il passato parla di religione, il presente di The Jane Antwerp parla di un tempio dedicato all’alta cucina.

The-Jane-Antwerp-Restaurant-6 The-Jane-Antwerp-Restaurant-7credits: pietboon.com, richardpowers.co.uk

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