ARCHITECTURE

VIVERE IN UNA CASA STAMPATA IN 3D

Scappare dalla frenesia della vita, dalla irrefrenabile corsa del moderno mai obsoleto e trova un luogo calmo per meditare. Ad Amsterdam si può, e pare proprio che l’innovazione cosi veloce e caotica della città sia stata piegata per le esigenze più umili e primordiali. 

L’innovazione in questione è la tanto chiacchierata stampa 3D e loro sono la squadra di DUS architects. In 8 metri quadri hanno sintetizzato l’idea di “casetta”, semplice ed essenziale, in una “cabina urbana” stampata interamente in bio-plastica (rigenerabile per la realizzazione di nuove abitazioni).DUS_Urban-Cabin_1

Il basamento in cemento pone le basi per un rifugio sicuro dove le pareti si articolano in una struttura ondeggiante perfettamente rigida e sorprendentemente leggera.

Questo progetto vuole risolvere la soluzione problematica dell’espansione urbana sregolata e risponde perfettamente alle esigenze attuali: tecnologie avanzate per la produzione in serie di abitazioni, anche temporaneecompatte e sostenibili.

INTERIORS / TRAVEL

GORGEOUS HOSTEL FOR DESIGN LOVERS

In bici o a piedi nel parco, Amsterdam rimane una delle mete europee più gettonate soprattutto per lo stile di vita lento e misurato, bagnato dai canali che attraversano la città. Il Generator non è il classico ostello, spesso scelta dei più giovani alla ricerca di una soluzione economica per il pernottamento, ma è un indirizzo da segnare per la prossima visita in città, anche per gli appassionati di design.

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Il Generator non è il classico ostello




Proprio accanto all’Oosterpark, all’interno di un ex dipartimento universitario di zoologia, non dispone solo di 168 camere doppie e quadruple per i suoi ospiti ma di un appartamento di grande fascino con vista sul parco e di spazi comuni, dal bar all’area relax.

Molto colore, pezzi di design storico e soprattutto una serie di aree per rendere il soggiorno ancora più piacevole.

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credits: generatorhostels.com

ARCHITECTURE / EXHIBITIONS / photography

JAPAN, ARCHIPELAGO OF THE HOUSE

Le case giapponesi sono spesso associate all’immagine eterea di edifici bianchi, scanditi da spazi ridotti e molto lineari ma il mercato delle case in Giappone è molto diverso da quello occidentale.

Interamente dedicata alle abitazioni in Giappone è la mostra curata da Vernique Hours, Fabien Mauduit, Manuel Tardits e Jérémie Souteyrat  all’interno del centro espositivo Looiersgracht 60 di Amsterdam con il titolo “Japan, Archipelago of the House”.

Fino al 10 luglio è possibile visitare la mostra ed esplorare il contesto pratico, sociale e culturale delle case giapponesi e rispondere alle domande che da sempre affascinano il resto del mondo: cosa sappiamo davvero di queste abitazioni? Come sono? Chi le abita?

La mostra si divide in tre sezioni:

1- “Yesterday’s houses” con abitazioni celebri realizzate dal 1933 al 1984, firmate da calibri dell’architettura come Tadao Ando e Toyo Ito;

2- “Tokyo houses”: un documentario fotografico curato da Jérémie Souteyrat con una galleria di ritratti di abitazioni;

3- “Today’s houses”:  venti case studio realizzate dal 1993 al 2003 da una serie di Studi di Architettura come Atelier Bow Wow w Mikan.

In totale settanta case per entrare nell’ambiente domestico di un popolo affascinante come quello giapponese, attraverso una mostra ispirata al mimimalismo tipico di questa architettura e con la scelta consapevole di selezionare solo progetti firmati da architetti Made in Japan.

Japan, Archipelago of the House | 23 June – 10 July 2016 | Looiersgracht 60, Amsterdam.japan-archipelago-of-the-house_5

Credits: Jérémie Souteyrat

INTERIORS / interviews

TOKI: EVERYDAY YOUR SUNDAY FEELING

Ad Amsterdam nel pacifico e suggestivo quartiere di Jordaan si trova Toki, un nuovo locale il cui scopo è quello di regalare a tutti un po’ di quella tranquillità di cui solitamente godiamo solo la domenica. E il proprietario Jeff Flink, spiegandoci che per realizzare la sua missione il design è importante tanto quanto il cibo, ha irrimediabilmente conquistato il nostro cuore.

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«L’idea alla base di Toki era essenzialmente quella di creare un luogo “dove passare il tempo”» ci ha spiegato lui. «Mi piace questa definizione, perché per me un posto dove passare il tempo significa un posto dove è piacevole andare per la sua atmosfera. Questa sensazione –  la “Sunday feeling” – è la chiave che mi ha permesso di creare questo locale. Toki è la mia personale creazione/interpretazione/esperienza del “Sunday feeling”. Volevo offrire uno spazio dove le persone potevano staccare la spina e rallentare, and solo per un breve istante della loro giornata».

«Tradotto nella pratica, il mio principale obiettivo era la qualità: alto livello nella selezione dei prodotti, ma anche nell’elaborazione degli interni di Toki»

.E questo concept innovativo si riflette sulle scelte progettuali del Toki portando a risultati impressionanti: in 90mq convivono armoniosamente i toni caldi del bambù con quelli il bianco e il blu, creando una piacevole atmosfera intima e fresca allo stesso tempo. Atmosfera tutt’altro che improvvisata, bensì frutto dell’unione di diverse tradizioni e di un’idea ben precisa.

«Ho passato molto tempo a pensare a come usare lo spazio» ha voluto precisare Jeff. «L’esperienza giapponese e quella scandinava al riguardo sono fondamentali, perché sono mantengono sempre un equilibrio unico fra ampiezza degli spazi e familiarità dell’ambiente. Nel locale, volevo creare zone diverse dove sedersi. Mi è sempre trascorrere il tempo al bar, quindi volevo essere sicuro di creare un luogo che fosse invitante e alla mano per tutti. E sulla base di questo ho scelto anche il divano e il grande tavolo»

«In base a come sta andando la giornata e/o all’umore, volevo che il Toki offrisse alle persone l’ambiente più adatto per sedersi e rilassarsi»

«Il mio intento era quello di coniugare nell’interior di Toki uno stile pulito con dettagli più scherzosi e colorati e mi sono innamorato del piano di marmo di Max Lamb proprio per questo. Anche il divano di Stephen Kenn è meraviglioso secondo me, perché unisce lo stile industriale a un concetto di design più moderno e lineare. Ed è incredibilmente comodo!»

Nelle scelte progettuali, Jeff si è potuto inoltre avvalere di una collaborazione importante. «In generale, i ragazzi dello studio OS ∆ OOS hanno fatto un lavoro magnifico, progettando un qualcosa di così bello dal punto di vista estetico ma anche da quello funzionale. La Mono-Light, ad esempio, è composta da strisce di LED con connettori di schiuma di silicone che possono essere piegati per terra o sospesi al soffitto, creando una gran varietà di forme. Inoltre, nello spazio ho inserito dei pezzi di arredamento per l’esterno e mi sarebbe piaciuto farlo ancora di più. Mi affascina l’idea di avere un’atmosfera a metà fra indoor e outdoor»

«Anche i piccoli dettagli sono molto importanti per me perché sono convinto che diano un contributo significativo al risultato finale: è bello, dentro a Toki, poter sentire il profumo di candele profumate, dei fiori e guardare i cucchiaini da tè e la nostra selezione di riviste e giornali».

Il Toki quindi sembra essere destinato a diventare uno di quegli indirizzi imperdibili di Amsterdam, non solo per l’alta qualità dei suoi prodotti ma anche perché corrisponde a una visione contemporanea di locale come spazio vivibile.

«Sta tutto nel creare per tutti una comfortable vibe» ha detto Jeff. «Può essere o meno il proprio stile ma l’energia deve comunque essere percepita positivamente, come qualcosa di unitario, da tutte le persone che arrivano al Toki».

E noi, che l’abbiamo percepita, ne siamo rimasti affascinati.

credits: tokiho.amsterdam

FASHION / INTERIORS / TRAVEL

THE PELICAN STUDIO

Può un nuovo indirizzo modaiolo rianimare un’arteria cittadina già fornita di edifici del XVII secolo? Ad Amsterdam è successo nel quartiere congestionato del Canal District dove il Pelican Studio ha dato nuova linfa.

Teodoro Kuster e Jelle Lispet hanno non poca esperienza nella comunicazione e nella moda, non sorprende il successo di un concept store fondato su queste capacità unite ad un’ottima conoscenza dei brand e del settore vendite.

Il Pelican Studio di Amsterdam non può vantare una presenza decennale tra i canali della città ma in pochissimo tempo ha reso una via il nuovo epicentro dello shopping, quello distante dalle catene omologate.THE_PELICAN_STUDIO_2

All’interno il progetto è ad opera dello Studio Framework e risaltano le scelte cromatiche, tutti colori pastello, ispirati alla celebre serie TV anni Ottanta “Miami Vice”. Questo aneddoto rende tutto già leggero e attraente, là dove di solito il sistema moda preferisce rinchiudersi in cattedrali utopiche fondate ogni volta su concept boriosi.

Il Pelican Studio non ingloba solo un’ottima selezione di brand (Wood Wood, Ami, ETQ, Samsoe Samsoe, etc) e l’ampio spazio a disposizione è stato animato con bar, spazio eventi, meeting e presentazioni, giusto per non farsi mancare niente.

Lo spazio è praticamente inondato di luce e questo non può che giovare ai colori scelti, ai prodotti in vendita dall’abbigliamanto alle calzature senza dimenticare prodotti di lifestyle.

Senza negare il fascino dello shopping di ottima qualità un bel sorriso lo strappa proprio l’ambiente e questa commistione tra Amsterdam e Miami, gli anni Ottanta e i trend più attuali, sembra quasi di sentire la sigla di Miami Vice.

THE PELICAN STUDIO, Raadhuisstraat 35, Amsterdam.

credits: Framework Studio, Peter Baas

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