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LA NOSTRA DESIGN WEEK

Cosa è successo durante la Design Week di Milano? Simple Flair ha partecipato, non solo alla ricerca di tutte le novità più interessanti ma in prima linea con eventi e collaborazioni.

Adesso usciamo fuori dal seminato, andiamo oltre il design e vi raccontiamo quello che è stata per noi la Design Week, ve lo dobbiamo.

SF_designweek_muro_1Una settimana intensa, lunga e ricca di soddisfazioni. Abbiamo lasciato la nostra solita postazione dietro al computer e abbiamo partecipato offline, la vostra risposta è andata oltre ogni nostra aspettativa.

La collaborazione progettuale e come Media Parter con LOVEThESIGN per gli spazi di Ventura Lambrate è stata intensa e ricca di spunti, le nostre tre aree hanno sopportato il grande flusso di persone di questa settimana ma una su tutte ha vinto il nostro personale premio: l’Area Relax in via dei Canzi 19 dove sul nostro muro avete dato sfogo a migliaia di disegni fantastici.

Un enorme foglio nero che avete trasformato in un’opera d’arte con schizzi, ritratti, scritte, progetti e disegni di ogni tipo con artisti da ogni parte del mondo. Un wall che si è trasformato in una vera rivelazione.

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Anche gli altri spazi hanno accolto questo flusso continuo nei 6 giorni di design week con la consapevolezza di veicolare un marchio come quello di LOVEThESIGN importante catalizzatore del design online in Italia e non solo.

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Piena, entusiasmante e fortissima la collaborazione con gli amici di FULL, questo store nel cuore di Porta Venezia è sempre di più un vero riferimento per il menswear in Italia e in questa design week si è dimostrato in tutto il suo spessore culturale e mediatico.

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Anche qui un’installazione fatta in collaborazione con LOVEThESIGN dove per l’occasione ha venduto per la prima volta offline. In vetrina i quattro protagonisti: gli elefantini sgabello luminosi di Gispen che hanno illuminato FULL e attirato l’attenzione di tutta via Lambro, i più fotografati. All’ingresso il brand Officinanove ed il suo mobile – servomuto James Slim che ha richiamato l’attenzione di tutti.

Infine l’installazione living con il tavolo di SCAB Design e le sedie Modern di Lettera G. Un abbinamento perfetto dove abbiamo potuto svolgere interviste, incontri ed anche la non convenzionale “Cannoli Breakfast” del mercoledì in collaborazione con la pasticceria Freni, un’occasione per incontrare agenzie, stampa e designers.

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In tutto ciò una collaborazione con Pijama, il brand che con le sue soft cases è venduto in tutto il mondo, con la sleeping mask (Pijama x FULL with Simple Flair) realizzata in soli 200 pezzi per questo evento.

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Infine il party powered by Heineken da FULL, giovedì sera siete stati tantissimi. Difficile contarvi ma di certo più di 1200 birre sono sparite. La quantità di feedback che abbiamo ricevuto è stata oltre ogni aspettativa e questo articolo è per condividere con voi la nostra soddisfazione.

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Ora bisogna raccogliere la miriade di informazioni che questa design week ci ha fornito, moltissime novità che abbiamo scoperto tra il Salone Satellite e le vie dei quartieri più battuti della città passando da spazi imperdibili come Rossana Orlandi, le Officine di Ventura Lambrate e le vie più nascoste di Brera.

Un grazie speciale per il supporto non può che andare a Simone, Laura e Vincenzo di LOVEThESIGN; agli amici di FULL Simone e Luca; a Sergio e Monica di Pijama; ad Heineken Italia e ai nostri colleghi ed amici di progettazione, Giorgio, Michela, Silvia ed Andrea.

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DESIGN

La cucina non ha più confini

Da tempo ci battiamo per l’importanza dell’originalità e della qualità del design, in ogni sua forma. Perché come sottolineiamo sempre #all_is_design a patto però che l’attenzione e il dettaglio sia il fondamento comune. Sempre.

In una casa sono molti gli ambienti ma di certo, negli ultimi anni, uno sta assumendo sempre più importanza e forza: la cucina. Ormai la cucina è sempre più a vista e parte integrante della zona living o comunque rimane ben visibile a causa degli spazi sempre ridotti in cui viviamo. Fa da se che la vivibilità e la qualità deve essere curata al massimo.

Tra le eccellenze italiane troviamo le cucine (in foto) di Snaidero che fondano i loro stessi metodi operativi nel dizionario del processo industriale di qualità certificato. Materiali, linee, spazi e colori diventano essenziali oltre alla mera funzione che deve rimanere in ogni caso ottimale per l’uso vero e proprio che facciamo di questo ambiente.

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Ad esempio, nei modelli Orange e Code del marchio italiano ritroviamo questi concetti in modo evidente e ci accorgiamo senza possibilità d’errore che questo ambiente diventa spesso il fulcro della vita casalinga. Luogo di mille funzioni e interazioni, non a caso anche il concetto stesso di cucina (quella da mangiare, per intenderci) sta dilagando senza freni.

Soluzioni componibili, dinamiche e personalizzabili diventano vitali; colori e finiture per venire incontro ad un target anche più giovane ed esigente. Senza dimenticare un mood caldo e quotidiano da vivere ogni giorno. Perché di base ci siamo sempre noi e i nostri ritmi.

Snaidero ci ha colpito per quello che riesce ad offrire in questo ambito, particolari e flessibilità difficile da ritrovare che riescono a seguire anche (e ci fa doppiamente piacere) la creatività dell’architetto senza condizionarlo più di tanto.

La cucina diventa un ibrido tra il living ed i fornelli veri e propri; libri e stoviglie si mescolano eliminando il confine ormai obsoleto tra questi due ambienti.

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Capire questi spazi diventa vitale per poterli vivere al meglio e non perdere nemmeno un cm/quadrato della nostra casa.

Non ci sono più confini e questo può avvenire solo se il fondamento dei nostri spazi si regge sul design originale di qualità.

Importanti novità su Code e Orange ci aspettano il prossimo aprile ad Eurocucine (Salone del Mobile). Questi modelli, e non solo, verranno presentati con nuove ed innovative soluzioni, sia nei materiali che nelle composizioni, per ricordarci sempre più questa assenza di confine tra cucina e salotto, per un’unica zona living tutta da scoprire.

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DESIGN

Lego, storia di un mito

In attesa del Lego Movie che uscirà a breve, per il design stories di questa settimana parliamo dei mattoncini più famosi al mondo. Chi non ha mai giocato con i lego alzi la mano.

Tutti abbiamo giocato con i Lego, ci siamo scontrati con le istruzioni dallo stile rigoroso o abbiamo inventato a braccio incredibili costruzioni; poi però rimaneva sempre quel mattoncino sul pavimento che si conficcava sotto i piedi o nelle ginocchia. Che dolore.

Il concetto rimane: anche i Lego sono design, e che design. Un’idea, un progetto unico al mondo; nato da una storia semplice conquistando con gli anni generazioni e generazioni di piccoli e grandi fan.

Tutto parte in Danimarca nel 1916 quando Ole Kirk Christensen fondò una piccola falegnameria in cui realizzava opere per interni ed abitazioni, nel 1924 un grave incendio bruciò tutto ma Ole non si scoraggiò e parti più forte di prima. Nonostante la grande depressione del ’29 non si perse d’animo e tra mille sacrifici intuì la potenzialità dei giocattoli e inizò a produrli: salvadanai, automobili, camion e altri classici del genere.

Negli anni ’20 pensò al nome Lego che deriva, differentemente da quel che si dice, dal termine danese “leg godt”, ovvero “gioca bene”; e non “metto insieme” come vuole la leggenda.

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L’avvento della plastica cambiò tutto, nel 1947 nacquero i primissimi esemplari di mattoncini chiamati: Automatic Binding Briks. Nel 1949 iniziò la produzione in serie in acetato di cellulosa; non erano come li conosciamo oggi ma la strada verso il successo era partita e Christensen non lo poteva ancora immaginare.

La plastica non era vista di buon occhio e molti commercianti rimandavano indietro il prodotto, con il 1958 venne definita la forma che usiamo ancora con i vari cilindretti superiori per l’incastro perfetto.

Il successo stava per dilagare, con gli anni ’60 tutto partì, vennero esportati i primi modelli in Canada e via via con gli anni 70 e 80 in tutto il mondo.

Nel 1988 decadde il brevetto Lego e molti marchi iniziarono a produrre mattoncini simili, anzi identici. Ma sappiamo tutti quali sono gli originali, ancora una volta la forza di un’idea e della perseveranza sono state alla base di un successo strepitoso.

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DESIGN

Interruttore rompitratta

Questo pezzo di design è nelle case di tutti. Davvero. Un oggetto nato del 1968 dalle menti geniali dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni. Prodotto la prima volta da VLM questo interruttore interrompe la corrente elettrica e si può applicare a qualsiasi filo d’illuminazione e non. 

Un’intuizione che oggi può sembrare banale ma ha cambiato la storia del design e del prodotto industriale in generale; due gusci stampati in pasticca termoindurente (bianco o nero) con bordi arrotondati per agevolare il contatto con il piano d’appoggio.

Una particolare conformazione che ha, tutt’oggi, la peculiarità di essere individuabile al buio seguendo semplicemente il filo della corrente, in un attimo il nostro polpastrello (a chi non è capitato?) sarà in grado di accendere o spegnere una luce.

Ormai il numero di esemplari prodotti non è più calcolabile ma pochissimi conoscono la sua storia: puoi acquistare design d’autore anche dell’elettricista.

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